A Bologna l’impianto di Hera che depura 40 milioni di metri cubi d’acqua (e produce anche energia)

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BOLOGNA – Una struttura in grado di ‘ripulire’ oltre 40 milioni di metri cubi d’acqua e restituirli all’ambiente. È l’impianto di depurazione delle acque reflue di Bologna, uno dei più grandi dell’Emilia-Romagna, dove Hera, gestore del servizio idrico integrato, tutela la risorsa idrica e produce energia, puntando su innovazione e decarbonizzazione. In vista della Giornata mondiale dell’acqua, la multiutility ha deciso di aprire le porte dell’Idar di via Shakespeare: un press tour per scoprire un impianto strategico e poco visibile ma essenziale per la città, e raccontare come qui la risorsa idrica viene trattata e rigenerata nel segno dell’efficienza e della sostenibilità anche attraverso il crescente riuso delle acque depurate. L’impianto sorge lungo il Canale Navile, a Corticella, al limite del confine nord della città, e serve una parte consistente dell’area urbana ed extraurbana. Funziona, spiega Hera, come un “centro benessere” per le acque di scarico, che arrivano ogni giorno da centinaia di migliaia di cittadini, attività produttive e servizi.

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Con una potenzialità di circa 800.000 abitanti equivalenti, l’Idar tratta ogni anno circa 41 milioni di metri cubi di acqua: dopo 24 ore di processi fisici e biologici, l’acqua viene restituita all’ambiente depurata, mentre i fanghi diventano risorsa energetica. Uno degli aspetti più innovativi dell’impianto riguarda infatti il trattamento dei fanghi prodotti dalla depurazione che diventano materia da valorizzare: la digestione anaerobica trasforma parte di questi residui in biogas poi utilizzato in sistemi di cogenerazione per generare energia elettrica e calore, e una parte di questa energia copre il 15% del fabbisogno dell’impianto. Il calore recuperato viene inoltre impiegato nel teleriscaldamento di circa 1.500 appartamenti di Castel Maggiore.

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Ma cosa succede nelle 24 ore in cui l’acqua rimane all’interno dell’Idar? Il percorso di depurazione inizia con trattamenti preliminari -grigliatura, dissabbiatura e disoleatura- per rimuovere materiali grossolani, sabbie, sostanze galleggianti e oli. Segue poi la fase biologica, cuore del processo di depurazione, dove si trasforma la sostanza organica disciolta attraverso processi come denitrificazione, ossidazione e defosfatazione, riducendo il carico di nutrienti e inquinanti. Nelle vasche di sedimentazione finale i fanghi si separano dall’acqua chiarificata. Prima di essere restituita all’ambiente, l’acqua depurata viene attentamente analizzata e disinfettata prima di ritornare all’ambiente attraverso il Canale Navile. Il tutto potendo contare su un sistema ad altissima innovazione: la gestione del depuratore è fortemente digitalizzata e il suo funzionamento è controllato da un sistema di automazione che monitora circa 30.000 segnali tra parametri di processo, sensori e apparecchiature. La supervisione di questi segnali è continua, 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno, ed è curata dalla Sala Telecontrollo di Forlì, cuore tecnologico del Gruppo Hera. Negli ultimi anni sono stati effettuati investimenti per circa due milioni di euro per innovare i sistemi di controllo e migliorare ulteriormente l’efficienza operativa del sistema di automazione.
Ma non solo. L’impianto di via Shakespeare è diventato anche un laboratorio per il riuso della risorsa. Hera ha rinnovato l’accordo con Regione Emilia-Romagna, Atersir, Arpae e Consorzio della Bonifica Renana, che consente di recuperare fino a 7,5 milioni di metri cubi di acqua depurata all’anno per l’irrigazione.

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Un ulteriore progetto in cantiere con il Consorzio della Bonifica Renana e la Regione punta a estendere il riuso anche ai depuratori minori del territorio, per altri otto milioni di metri cubi potenzialmente disponibili, per un volume potenzialmente riutilizzabile di circa otto milioni di metri cubi l’anno di risorsa idrica. L’acqua recuperata viene destinata all’irrigazione e contribuisce ad affrontare le criticità legate alla disponibilità idrica. Infine, le potenzialità del riuso sono oggetto di uno studio con Bonifica Renana e Università di Bologna per valutarne il valore irriguo. Garantire qualità e continuità del servizio lungo tutto il ciclo idrico per Hera è sinonimo di controlli costanti, interventi per rendere le reti più resilienti ai cambiamenti climatici, riduzione dei consumi e riuso delle acque trattate. Una strategia ampia, portata avanti con impianti dedicati, tecnologie avanzate e investimenti significativi, come dimostrano i 3,1 miliardi destinati alle reti nel piano industriale al 2029, di cui 1,8 destinati al ciclo idrico integrato, per rafforzare approvvigionamento, protezione della risorsa e capacità di risposta ai fenomeni meteo estremi. Gli interventi per aumentare l’efficienza delle reti fognarie per lo smaltimento delle acque piovane e per il rinnovo dei processi di depurazione, spiega la multiutility, consentiranno di massimizzare anche la sostenibilità ambientale ed energetica nella gestione delle acque reflue.
Hera gestisce il servizio idrico in 56 Comuni dell’area metropolitana, per circa un milione di residenti e oltre 12.000 presenze giornaliere. La rete è capillare: più di 9.200 chilometri di acquedotto e oltre 4.000 chilometri di fognature che convogliano le acque verso 149 impianti di depurazione.

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