Anarchici a processo a Bologna, in aula potrebbe arrivare Alfredo Cospito come testimone

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BOLOGNA – La giudice di Bologna Nicolina Polifroni si è riservata la decisione sulla richiesta di far testimoniare Alfredo Cospito nel processo a carico di sei attivisti anarchici accusati di danneggiamento e interruzione di funzione religiosa per fatti risalenti al 2022. La richiesta di ammettere tra i testimoni il militante anarchico detenuto al 41-bis è stata avanzata dai difensori dei sei imputati, gli avvocati Ettore Grenci, Mattia Maso e Daria Mosini, e Polifroni scioglierà la riserva nella prossima udienza, fissata per le 9.40 dell’8 aprile.

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Nel dettaglio, i sei attivisti sono accusati a vario titolo dell’attentato ai ripetitori di Monte Capra, nel Comune di Sasso Marconi, avvenuto il 22 maggio 2022, di un blitz nella chiesa del Sacro Cuore di via Matteotti durante la messa domenicale del 27 novembre 2022 e di essere saliti su una gru in piazza della Mercanzia, sotto le Due Torri, il 18 dicembre 2022. Tutti e tre gli episodi rientravano nella campagna a favore di Cospito e contro il 41-bis in corso in quel periodo. Inizialmente gli indagati erano una ventina, e a molti di loro era stata contestata l’associazione con finalità di terrorismo, ma poi le accuse più gravi sono cadute. L’eventuale testimonianza di Cospito, secondo i legali, servirebbe a ricostruire il contesto in cui avvennero i fatti contestati ai sei imputati e potrebbe fornire elementi utili per valutare la possibile sussistenza di circostanze attenuanti.

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COSA POTREBBE DIRE COSPITO IN AULA

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Cospito, spiega Grenci, potrebbe riferire quali fossero le sue condizioni in quel periodo e spiegare le ragioni della sua protesta contro la disciplina del carcere duro, e questo per il legale sarebbe utile perché da lì è nato l’interesse degli imputati a manifestare solidarietà nei suoi confronti. Un’altro testimone chiesto dalla difesa con l’obiettivo di contestualizzare i fatti di cui sono accusati i sei attivisti è il docente universitario Alvise Sbraccia, che dovrebbe spiegare soprattutto quale fosse, all’epoca dei fatti, il dibattito pubblico sul 41-bis. In aula erano presenti cinque dei sei imputati, che prima della fine dell’udienza hanno reso dichiarazioni spontanee leggendo alcuni stralci di uno scritto che è stato poi consegnato alla giudice. In queste dichiarazioni, gli attivisti spiegano i motivi della loro contrarietà al 41-bis, definito senza mezzi termini “un regime carcerario di tortura“, e affermano di “non essere disposti a chiedere scusa per aver lottato al fianco di Cospito”, dichiarando anche che, proprio come è avvenuto per “il genocidio del popolo palestinese”, anche “la violenza del 41-bis, seppure in scala 1 a 100 al confronto, è velocemente tornata sotto il velo di silenzio in cui giaceva prima della mobilitazione a cui abbiamo preso parte”. Fuori dal Tribunale alcune decine di attivisti hanno dato vita a un presidio a favore dei sei imputati, esponendo due striscioni con le scritte “La solidarietà non si misura. Contro il 41-bis. Alfredo libero. Tuttx liberx” e “Contro la vostra guerra. Contro la vostra pace. Nessuna galera. Nessuna frontiera”.

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