CareTracker di Nomos: la tracciabilità digitale in ospedale diventa operativa (e non “burocratica”)

CareTracker di Nomos

In sanità la tracciabilità spesso viene trattata come un adempimento: si ricostruisce dopo, con fogli, registri e procedure che non raccontano cosa è successo davvero. Il progetto CareTracker di Nomos prova a ribaltare l’approccio: raccogliere il dato nel momento in cui l’attività avviene, sul campo, con un dispositivo portatile e una piattaforma che trasformano azioni clinico-assistenziali, passaggi di percorso e gestione dei materiali in log strutturati.

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Il risultato atteso è semplice da capire: meno “ricostruzioni” e più evidenze utilizzabili per audit, indicatori di processo, qualità e governo del rischio.

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Cos’è CareTracker

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CareTracker è composto da:

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  • un dispositivo portatile usato dagli operatori,
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  • una piattaforma che raccoglie e organizza i dati,
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  • un sistema di checklist e scansioni (paziente, operatore, materiali) per rendere registrabile ciò che oggi resta spesso implicito.
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L’idea non è digitalizzare moduli: è costruire un tracciato Operatore–Paziente–Attività–Materiale–Luogo–Data/Ora, replicabile e misurabile.

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Come funziona

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Il flusso operativo è lineare:

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  1. l’operatore seleziona una checklist (es. bundle assistenziale) o un evento di percorso (ingresso, passaggio critico, dimissione) o un’attività legata ai materiali;
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  3. compila gli item;
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  5. esegue le scansioni previste (braccialetto paziente, badge operatore, codici/UDI dei dispositivi o materiali);
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  7. la piattaforma salva un record strutturato, consultabile e aggregabile.
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Quattro ambiti applicativi: perché interessa a una Direzione sanitaria

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1) Bundle clinico-assistenziali digitali (Digital Bundles)

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Le checklist possono tradurre bundle e protocolli in sequenze operative tracciabili sul singolo paziente: chi ha fatto cosa, quando, con quale esito e – se rilevante – con quali presidi/farmaci/dispositivi associati. È qui che la tracciabilità smette di essere teoria e diventa dato.

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2) Percorso “reale” del paziente (non quello ideale)

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CareTracker supporta la tracciabilità del percorso effettivo tra reparti e fasi critiche. Per le strutture significa poter leggere i flussi non solo in termini “amministrativi”, ma operativi: dove si accumulano attese, dove si ripetono passaggi ridondanti, dove si creano punti di rischio.

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3) Materiali sanitari: dal consumo stimato al consumo reale

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Un capitolo spesso sottovalutato è il legame tra paziente-percorso e materiali: CareTracker punta a collegare l’uso di farmaci/dispositivi/presidi al contesto reale di utilizzo. In parallelo, considera anche dotazioni e scorte di reparto/magazzino, con logiche di controllo più aderenti alla pratica (riduzione sprechi, stock-out, giacenze inutili).

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4) Digital SafeZone: tracciabilità delle aree critiche

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Il modulo Digital SafeZone è pensato per gestire aree di isolamento o ambienti ad alta criticità come una “zona digitale” con accessi tracciati e checklist dedicate (DPI, igiene mani, procedure d’ingresso/uscita). In questa logica, la sicurezza diventa una sequenza verificabile, non un’intenzione.

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PDTA digitali: trasformare il percorso in sequenze misurabili

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Un’altra applicazione riguarda i PDTA: rendere tracciabili le fasi critiche del percorso assistenziale nei diversi setting (ospedale, ambulatorio, territorio, domicilio), generando indicatori di processo e rendendo visibili gli scostamenti rispetto al percorso atteso.

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Interoperabilità e adozione “a step”

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CareTracker viene presentato come integrabile con i sistemi già presenti (cartella clinica, logistica, qualità), con dati utilizzabili anche a fini di audit. L’adozione è pensata progressiva: partire da bundle prioritari o aree pilota e poi estendere.

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Perché ora

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Chi governa un’organizzazione sanitaria ha davanti lo stesso problema, ripetuto all’infinito: molte procedure sono corrette sulla carta, ma diventano fragili nella pratica quotidiana. La tracciabilità operativa serve esattamente a questo: rendere visibile la realtà, misurarla e migliorarla.

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