Le stime dell’Indicatore dei consumi Confcommercio (Icc) chiariscono in modo esplicito il rafforzamento dell’economia italiana, al di là dei molti indicatori congiunturali in miglioramento progressivo tra ottobre 2025 e febbraio 2026. Nel complesso – riferisce una nota di Confcommercio – le variazioni tendenziali passano dal +0,5 per cento di dicembre 2025 al +1,3 per cento di febbraio 2026. Non sono solo cura della persona, tempo libero, turismo e tecnologia a sostenere la spesa. Il supposto miglioramento della propensione al consumo appare coinvolgere anche altri settori. Crescono le automobili, si arresta la caduta dell’abbigliamento, si rafforza l’elettronica di consumo. Ciò si traduce, col supporto dell’occupazione in rallentamento ma sui massimi e dell’inflazione sotto controllo, in una variazione tendenziale del Pil mensile che passa dal +0,5 per cento di gennaio al +1,4 per cento di febbraio. Poi, una nuova guerra, con impatti immediati anche sui prezzi dell’energia che si riverberano sui prezzi al consumo. A marzo Confcommercio stima un’inflazione all’1,8 per cento, un valore ancora molto gestibile e dentro i target delle autorità monetarie.
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L’aspetto preoccupante è che non può essere liquidato come un caso isolato, ovviamente. Già questo, però, avrebbe un impatto negativo sull’attività del mese di marzo che fletterebbe di un decimo di punto rispetto a febbraio. Il tendenziale del Pil di marzo sarebbe comunque all’1,1 per cento: ciò che comporterebbe un primo trimestre in crescita all’1 per cento rispetto a un anno prima, un valore che non si registrava dall’ultimo quarto del 2023. Gli shock avranno, però, impatti nei prossimi mesi, di intensità correlata alla durata della crisi. Uno shock temporaneo avrebbe impatti molto limitati: ricalcolando l’inflazione su base annuale e confrontandola con la baseline (senza guerra) la crescita media dei prezzi sarebbe di quattro decimi superiore, con un Pil sotto di un decimo rispetto al riferimento. Lo scenario di conflitto prolungato, invece, ridurrebbe significativamente il Pil: dalla baseline a +1 per cento la crescita sarebbe limitata a 0,5-0,6 per cento, soprattutto per una minore dinamica dei consumi via minore reddito reale causato da un’inflazione al 2,6 per cento rispetto a una base all’1,7 per cento. Svanirebbe, insomma, la ripresa dell’economia italiana. Nello scenario peggiore viene anche considerato un impatto negativo sul livello di attività economica derivante da minori investimenti e da minore domanda mondiale, con riflessi negativi sulle esportazioni di beni e di servizi (turismo). Infine, sempre nello scenario peggiore a dicembre 2026 l’inflazione oscillerebbe attorno al 4 per cento tendenziale: non si potrebbero escludere pregiudizi rilevanti anche sulle performance dell’economia italiana nel 2027.
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L’articolo Confcommercio: buon avvio dell’anno per l’economia italiana, ma la guerra mette a rischio i consumi proviene da Agenzia Nova.
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