Così storie di violenza e malattia diventano racconto e impegno civile: riparte Women for Women Against Violence – Camomilla Award

“Non è solo uno spettacolo, ma un modo per dare voce a chi troppo spesso non viene ascoltato”. Riparte da qui “Women for Women Against Violence – Camomilla Award”, il programma che il 21 marzo torna in seconda serata su Rai 1 con la sua sesta edizione. Ideato da Donatella Gimigliano, il format si muove in equilibrio tra racconto e impegno civile, mettendo al centro storie di donne che hanno attraversato esperienze estreme – dalla violenza di genere alla malattia – e che oggi scelgono di raccontarsi. Non per spettacolarizzare il dolore, ma per trasformarlo in consapevolezza.

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A guidare la serata saranno Elenoire Casalegno e Arianna Ciampoli, con la regia di Antonio Centomani. Il ritmo non è quello di un semplice show: è un racconto corale che alterna testimonianze, musica e momenti di riflessione, tenendo insieme due emergenze ancora attuali e spesso intrecciate nella vita di molte donne.

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Le storie sono il cuore pulsante del programma. C’è chi ha dovuto fare i conti con il proprio corpo e lo sguardo degli altri, come Ilaria Capponi, e chi ha visto cambiare tutto con una diagnosi improvvisa, come Elisabetta Faraoni. E poi c’è chi dal dolore è riuscita a costruire un nuovo linguaggio, come Giuseppina Torre, trasformando la propria esperienza in arte.

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Accanto ai racconti, anche uno spazio dedicato all’impegno sociale. Antonietta Tuccillo porta sul palco un tema spesso invisibile: il legame tra malattia e difficoltà economiche, con un messaggio che chiama in causa direttamente le istituzioni, a partire dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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Non mancano i riconoscimenti. Il Camomilla Award — simbolo di cura e rinascita — viene assegnato a figure del mondo dello spettacolo e dell’informazione che si sono distinte per sensibilità e impegno, tra cui Manuela Moreno, Bianca Nappi e Massimo Giletti. A rendere il racconto più dinamico ci pensano musica e performance dal vivo: dai Gemelli di Guidonia alla violinista Elsa Martignoni, fino a una vera e propria orchestra tutta al femminile. Elementi che non interrompono la narrazione, ma la accompagnano, rendendola più accessibile e coinvolgente.Il risultato è un programma che prova a fare qualcosa di diverso: non limitarsi a raccontare il dolore, ma costruire uno spazio in cui quel dolore possa diventare consapevolezza collettiva.

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