Dal Consiglio Ue sostegno a Kiev ma senza Orban, attesa la proposta della Commissione sulle modifiche all’Ets

Sostegno all’Ucraina, una risposta coordinata per fronteggiare l’aumento dei prezzi dell’energia nel contesto della guerra in atto in Medio Oriente e il lancio di una nuova agenda chiamata “One Europe, One Market”: il Consiglio europeo, riunito ieri a Bruxelles, ha cercato di tenere insieme quattro dossier, alcuni ormai consolidati, come la necessità di continuare ad assistere Kiev, altri frutto delle contingenze, come l’impennata incontrollata dei costi di energia e carburanti determinata soprattutto dalle speculazioni finanziarie legate alla decisione dell’Iran di chiudere lo stretto di Hormuz, ma anche la necessità di accelerare sul mercato unico con scadenze precise fino al 2027.

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Il testo sull’Ucraina è stato sostenuto “fermamente” da 25 capi di Stato o di governo, segnale politico rilevante in un momento in cui l’Ungheria di Viktor Orban, appoggiata dalla Slovacchia di Robert Fico, continua a frenare su alcuni passaggi chiave. Sul fronte ucraino, il dibattito fra i leader si è concentrato sul prestito da 90 miliardi di euro per il 2026-2027, concordato già a dicembre. Le conclusioni ribadiscono che il primo versamento è previsto ad aprile e invitano i Paesi terzi a contribuire ai restanti 30 miliardi necessari per coprire il fabbisogno finanziario di Kiev. I leader hanno inoltre chiesto di accelerare produzione e consegne di sistemi di difesa aerea, munizioni, droni e missili, anche per proteggere le infrastrutture energetiche e critiche dell’Ucraina, e hanno ribadito la volontà di aumentare la pressione sulla Russia, intervenendo sulle entrate energetiche, sul sistema bancario e sulla cosiddetta “flotta ombra”.

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Il nodo politico, tuttavia, resta aperto. Al termine del vertice, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha assicurato che l’Unione troverà il modo di erogare i fondi: “Lo faremo in un modo o nell’altro”. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, dal canto suo, ha usato parole molto dure contro i blocchi politici interni, affermando che “un accordo è un accordo, dobbiamo onorare la nostra parola. E nessuno può ricattare il Consiglio europeo”. È il passaggio che meglio fotografa la tensione emersa tra la volontà della grande maggioranza dei partner di procedere rapidamente e l’ostruzionismo ungherese, che continua a pesare sia sul dossier finanziario sia, più in generale, sull’approccio europeo nei confronti di Kiev. Costa non ha mai nominato formalmente Orban o l’Ungheria, facendo riferimento a “un Paese” che ostacola questo processo, ma il riferimento è stato, ancora una volta, molto evidente. Sembra difficile che il premier ungherese possa cambiare atteggiamento da qui al 12 aprile, data in cui si terranno le elezioni politiche che, al momento, stando ai sondaggi, sembrano vedere come favorito il suo avversario, il leader del partito Tisza, Peter Magyar.

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Un altro tema centrale del summit è stato l’impatto del conflitto in Medio Oriente sui mercati energetici. Nelle conclusioni dedicate alla regione, il Consiglio europeo ha chiesto “de-escalation e massima moderazione”, la protezione dei civili e delle infrastrutture civili e una “moratoria sugli attacchi contro impianti energetici e idrici”. I leader hanno anche condannato qualsiasi atto che minacci la navigazione o impedisca il transito nello stretto di Hormuz, richiamando la necessità di tutelare la sicurezza marittima e la libertà di navigazione. Il dibattito fra i leader sul dossier Iran si è acceso in merito alla possibilità di inviare navi da guerra francesi a protezione dello stretto, un’operazione che dovrebbe avvenire con il sostegno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “Abbiamo avviato un processo esplorativo e vedremo nei prossimi giorni se ci sono possibilità di successo”, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron. Tuttavia, la dichiarazione finale del vertice europeo non promette una nuova missione, ma si limita a menzionare il rafforzamento delle operazioni navali dell’Ue già esistenti nella regione, ovvero Aspides e Atalanta, un risultato che riflette la posizione dell’Italia.

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La Commissione è stata invitata a riferire sugli effetti degli sviluppi recenti per la sicurezza energetica, i prezzi dell’energia, le catene di approvvigionamento e i flussi migratori, e a proporre misure adeguate. Su questo dossier, von der Leyen ha inoltre richiamato la necessità di monitorare con attenzione le possibili ricadute della guerra in Medio Oriente sui flussi migratori verso l’Unione, un annuncio particolarmente apprezzato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha posto il tema durante i lavori del Consiglio con l’appoggio della collega danese Mette Frederiksen. In linea con le conclusioni del vertice, la Commissione dovrà valutare l’impatto della crisi non solo su energia e catene di approvvigionamento, ma anche sul piano migratorio. Bruxelles, hanno indicato i leader, intende evitare il ripetersi di uno scenario simile a quello del 2015, mantenendo alta la vigilanza e rafforzando la preparazione europea. In questo quadro si inserisce anche il riferimento a Cipro, politicamente significativo. Le conclusioni sul Medio Oriente affermano che l’Unione “sostiene fermamente e inequivocabilmente” gli Stati membri vicini alla regione, accolgono con favore il sostegno militare fornito nel Mediterraneo orientale “in sostegno di Cipro” e “prendono atto dell’intenzione di Cipro di avviare una discussione con il Regno Unito sulle basi britanniche a Cipro”, dichiarandosi pronte a fornire assistenza se necessario. È un passaggio che lega direttamente la crisi regionale alla sensibilità cipriota dopo gli episodi che hanno coinvolto l’area di Akrotiri e il ruolo delle installazioni britanniche sull’isola.

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Nella conferenza stampa conclusiva, Costa ha insistito sul fatto che il Medio Oriente conferma la bontà della linea europea sull’autonomia strategica. “I prezzi elevati dell’energia costituiscono una delle più grandi sfide per la competitività dell’Unione europea”, ha detto, aggiungendo che la crisi attuale “conferma che la strada da seguire è quella che abbiamo scelto”, cioè diventare più autonomi facendo leva “sulle nostre proprie fonti di energia”. L’ex premier portoghese ha poi chiarito che la decarbonizzazione e le fonti locali restano “la strada giusta” per ridurre dipendenze pericolose e abbassare i prezzi nel lungo periodo, ma ha aggiunto che servono anche “azioni immediate” per proteggere cittadini e imprese. Von der Leyen ha dettagliato meglio questa linea, spiegando che gli Stati membri potranno usare aiuti di Stato e che Bruxelles proporrà un taglio delle tasse sull’elettricità. La presidente della Commissione ha osservato che “in alcuni casi l’elettricità è tassata molto più del gas, fino a 15 volte di più. E questo non può essere”. La politica tedesca ha inoltre annunciato che presenterà entro “pochi giorni” una proposta per incrementare le riserve di CO2 del blocco comunitario e per sviluppare un fondo di decarbonizzazione da 30 miliardi di euro, in risposta alle pressioni dei leader dell’Ue per limitare l’impatto dei prezzi delle emissioni – le cosiddette quote Ets – sulle bollette elettriche.

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Il quarto pilastro del vertice è stato il mercato unico. Costa ha definito il 2026 “l’anno della competitività europea” e ha annunciato l’approvazione dell’agenda “Un’Europa, un mercato”, un piano d’azione con calendari definiti fino alla fine del 2027, ma in gran parte concentrato già sul 2026. L’obiettivo, ha spiegato, è completare il mercato unico e rimuovere entro marzo 2027 le principali barriere ancora esistenti. Le conclusioni elencano misure concrete: un “28mo regime” per il diritto societario (un quadro giuridico societario unico e opzionale che si aggiunge ai 27 sistemi nazionali esistenti), un sistema elettronico unificato e volontario per la prestazione transfrontaliera di servizi, il miglioramento del riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali, il principio “once-only” anche tramite un European Business Wallet, il rafforzamento delle garanzie sui prodotti e la riduzione della frammentazione in materia di etichettatura e imballaggi.

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Nel complesso, il vertice non ha sciolto tutti i nodi, soprattutto quello politico sul prestito all’Ucraina. Pur confermando il sostegno a Kiev, ora l’Ue dovrà cercare di superare “lo scoglio” rappresentato da Viktor Orban, in attesa del risultato elettorale del prossimo 12 aprile. Sull’Iran, al netto di una situazione che vede l’Europa per lo più spettatrice di quanto sta accadendo in Medio Oriente, fra i leader non è emersa una volontà comune di farsi coinvolgere nel conflitto, sebbene resti aperto il dibattito sulla difesa delle navi mercantili che dovrebbero attraversare Hormuz. Significativa l’unità d’intenti raggiunta sulla necessità di intervenire sull’Ets, un risultato che accontenta soprattutto la posizione di Italia e Germania, mentre bisognerà vedere quanto la presentazione della nuova agenda sul mercato unico accelererà effettivamente l’integrazione economica interna del blocco comunitario.

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