Bruxelles – A febbraio inflazione in aumento di 0,2 punti percentuali nell’area dell’euro, per un tasso generale dell’1,9 per cento. Eurostat conferma le stime preliminari diffuse a inizio mese, anche se con piccole correzioni rispetto all’atteso. Rispetto a gennaio l’aumento dei generi alimentari è più contenuto (2,5 per cento anziché 2,6 per cento), come pure leggermente minore risulta la frenata alla voce ‘energia’ (-3,1 per cento anziché -3,2 per cento). Stabile invece il valore per i servizi (-3,4 per cento).
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A livello di Stati membri aumenta di mezzo punto percentuale il tasso di inflazione in Italia (da 1 per cento di gennaio a 1,5 per cento di febbraio), mentre cresce ancora di più in Francia (da 0,4 per cento a 1,1 per cento). Lieve aumento per la Spagna (+0,1 pp, a 2,5 per cento), in leggero calo in Germania (-0.1 pp, a 2 per cento).
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I dati consolidati giungono in un momento cruciale per le scelte che è chiamata a prendere la Banca centrale europea. Domani (19 marzo) si riunisce il consiglio direttivo per le decisioni di politica monetaria, e gli occhi sono puntati tutti sul board per capire se verranno operate modifiche ai tassi di interesse. Probabile una scelta nel senso dell’attesa e dunque l’opzione di lasciare per il momento tutto invariato. I dati Eurostat mostrano una situazione disomogenea ma comunque un livello medio vicino all’obiettivo di riferimento della BCE, vale a dire il 2 per cento, e dunque un’eventuale stretta potrebbe essere rinviata alla seduta del 29 aprile.
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L’istituto di Francoforte non nasconde timore per le ripercussioni della guerra in corso in Iran, il cui impatto per crescita e inflazione dipende molto però dalla durata del conflitto e dall’evoluzione di una situazione difficile da prevedere. Un’eventuale ripresa del traffico marittimo attraverso lo stretto di Hormuz potrebbe ridurre le pressioni sui prezzi e incidere sugli orientamenti della BCE.
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