Hormuz, Tajani: “Auspico azione Onu più forte di quanto accaduto in Ucraina”

L’Onu “dovrà decidere cosa fare” in merito alla situazione in atto nello Stretto di Hormuz e “mi auguro che svolga un’azione più forte rispetto a quella che ha svolto nella crisi in Ucraina”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando con la stampa a Bruxelles, a margine del vertice del Partito popolare europeo. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, incontrerà oggi i leader europei durante il vertice. Tajani ha dichiarato che l’Onu deve “essere protagonista di un’azione di pace”, ma che è ancora presto per un intervento sullo Stretto di Hormuz. “Se vorrà fare un’operazione di peacekeeping marittima lo dovrà fare una volta arrivato il cessate il fuoco, adesso mi pare complicato andare in quell’area per essere parte di una guerra”, ha osservato. L’Italia è favorevole “anche a un rafforzamento di Aspides”, la missione diplomatico-militare di sicurezza marittima guidata dall’Ue, e “chiede ad altri Paesi di partecipare alla missione”.

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Il prezzo dell’energia e il prezzo dei carburanti per il governo italiano rappresentano una priorità”. Il ministro ha ribadito che il governo Meloni chiede un intervento dell’Ue sull’Ets, “almeno per quanto riguarda l’energia elettrica”, anche alla luce delle necessità del mondo agricolo “dopo quello che sta succedendo a Hormuz”. Nonostante a Bruxelles vi sia “una posizione divisa tra i Paesi”, l’Italia “sta spingendo perché l’Europa prenda una decisione forte, una posizione chiara per ridurre il costo dell’energia”, poiché “bisogna, nei momenti di grande difficoltà, avere il coraggio di decidere”. Il vicepremier ha affermato che “questo non ha nulla a che vedere con il cambiamento climatico, siamo in una situazione di emergenza”. Tajani ha osservato che “il rischio è che si rallenti la produzione industriale e non possiamo certamente andare verso una decrescita”.

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“Noi siamo alleati leali, ma non dobbiamo partecipare, non vogliamo partecipare a una guerra alla quale siamo estranei. I rapporti tra Stati Uniti e Europa sono rapporti storici, non è che si possono rompere i rapporti perché ci sono posizioni differenti”. Tuttavia, Tajani ha sottolineato che l’Italia non vuole “essere parte di un conflitto” perché, citando la Costituzione, “ripudia la guerra”. Il vicepremier ha spiegato che “siamo alleati degli Stati Uniti e quando ci sono delle posizioni comuni le difendiamo e le sosteniamo”, mentre “quando ci sono posizioni divergenti”, come sulla Groenlandia e su Hormuz, “lo diciamo”, ma “senza fare nessuna polemica”. “Non sono preoccupato perché sono rapporti talmente storici e a volte possono esserci idee e posizioni diverse”, ha aggiunto.

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“Il referendum non c’entra assolutamente niente con la stabilità del governo”. Il ministro ha dichiarato che “il giudizio sul governo lo daranno i cittadini quando andranno a votare per rinnovare il Parlamento”. Il voto di questo fine settimana “non è una questione di centrodestra o di centrosinistra”, infatti “ci sono tantissimi rappresentanti dell’opposizione che votano sì”. Il vicepremier ha sottolineato che questa riforma mira a “ridare sacralità alla toga, troppo spesso inzaccherata dalle pressioni delle correnti che si muovono per interessi politici e non per gli interessi superiori della giustizia”.

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