Iraq, milizia Harakat al Nujaba: “La Resistenza islamica dispone di scorte strategiche di missili e droni”

La “Resistenza islamica in Iraq”, rete di milizie sciite filo-iraniane, “mantiene ingenti scorte strategiche di missili e droni”. Lo ha affermato il vicecomandante della milizia Harakat Hezbollah al Nujaba (Movimento dei Nobili), Abdul Qader al Karbalaei, in una nota pubblicata su X e ripresa dall’agenzia di stampa “Shafaq”. Al Karbalei ha spiegato che la produzione militare della Resistenza islamica non si basa su grandi fabbriche o impianti imponenti, bensì su “una catena di approvvigionamento lunga e complessa”, che comprende “piccole officine” e “linee di produzione rapide ed economiche”. Il vicecomandante della milizia filo-iraniana ha aggiunto che la produzione di missili e droni “equivale a preparare i dolci tradizionali delle feste nelle case musulmane”.

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Harakat Hezbollah al Nujaba è stato fondato nel 2013 dal leader militare Akram Abbas al Ka’abi, considerato uno dei principali esponenti in Iraq del braccio armato all’estero del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica dell’Iran (i pasdaran), ossia la Forza Qods. Designata come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti nel 2019, la fazione armata filo-iraniana è attiva anche in Siria e mantiene stretti legami con il movimento sciita libanese Hezbollah, che agisce come parte dell’Asse della resistenza guidato da Teheran, insieme alla Resistenza islamica in Iraq, al gruppo islamista palestinese Hamas e al movimento yemenita Ansar Allah, meglio noto come Houthi. Diverse milizie irachene filo-iraniane fanno parte delle Forze di mobilitazione popolare (Fmp), coalizione armata sciita integrata nell’apparato statale dell’Iraq. Nel contesto del conflitto in Iran iniziato lo scorso 28 febbraio, i gruppi armati iracheni filo-iraniani hanno lanciato una serie di attacchi contro basi militari e sedi di missioni diplomatiche statunitensi, ma anche contro infrastrutture strategiche come giacimenti petroliferi e gli aeroporti internazionali di Baghdad ed Erbil.

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Parallelamente, le postazioni delle Fmp in varie regioni dell’Iraq sono state prese di mira da attacchi aerei attribuiti a Stati Uniti e Israele, anche se ad oggi non ufficialmente rivendicati. Nella giornata di ieri, la milizia Kataib Hezbollah, una delle principali fazioni armate filo-iraniane incluse nelle Fmp, ha annunciato che il suo portavoce, Abu Ali al Askari, è stato ucciso. In un comunicato, il segretario generale del gruppo armato, Abu Hussein al Hamidawi, ha elogiato il ruolo di Al Askari nel diffondere le comunicazioni “durante i periodi di conflitto”, sottolineando che ha fatto da tramite tra i combattenti sul campo e le piattaforme mediatiche. A prendere il posto del portavoce ucciso sarà Abu Mujahid al Assaf, responsabile della sicurezza del gruppo. Kataib Hezbollah non ha precisato le circostanze della morte di Al Askari, né ha mosso alcuna accusa o collegato l’uccisione alla serie di raid aerei che stanno colpendo le Fmp.

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La nascita delle Forze di mobilitazione popolare è legata alla fatwa emanata nel giugno del 2014 dal grande ayatollah sciita Ali al Sistani, che invitò i cittadini a mobilitarsi per difendere il Paese dopo la caduta di Mosul per mano dello Stato islamico e il collasso di parte dell’esercito iracheno. Nel giro di pochi mesi decine di gruppi armati – molti dei quali sciiti e già attivi durante la guerra contro l’occupazione statunitense dopo il 2003 – confluirono in una struttura coordinata, combattendo al fianco dell’esercito iracheno e delle forze di sicurezza nella guerra contro lo Stato islamico. Nel 2016 il Parlamento di Baghdad ha formalmente integrato le Fmp nell’apparato statale con una legge che le riconosce come parte delle forze armate irachene, poste sotto l’autorità del comandante in capo, ossia il primo ministro. Da allora, i combattenti ricevono stipendi pubblici e l’organizzazione dispone di una propria catena di comando e di un bilancio statale.

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