La Cina ha organizzato un pattugliamento attorno alle Isole Senkaku amministrate dal Giappone

La Guardia costiera della Cina ha effettuato un pattugliamento nelle acque attorno alle Isole Senkaku, amministrate dal Giappone nel Mar Cinese Orientale e rivendicate da Pechino con il nome di Diaoyu. Lo riferisce la Guardia costiera in una nota, precisando che le manovre sono state effettuate “nelle acque territoriali cinesi”. “Il pattugliamento ha inteso tutelare i diritti umani ed è stato condotto nel rispetto della legge”, recita il comunicato. è avvenuto “per proteggere i diritti della Cina, nel rispetto della legge”. Controllate dalla municipalità giapponese di Ishigaki, le Isole Senkaku sono al centro di un contenzioso di lunga data tra la Cina e il Giappone. Rivendicate anche da Taiwan, le Senkaku comprendono otto isole e formazioni rocciose disabitate dal 1940. La contesa per la loro sovranità è diventata più accesa a partire dal 1968, quando un rapporto delle Nazioni Unite ha paventato l’esistenza di vasti giacimenti di risorse fossili sottomarine nella regione.

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A quanto riferito a gennaio dal capo della Guardia costiera cinese Zhang Jianming, Pechino ha organizzato 134 pattugliamenti attorno alle Isole negli ultimi cinque anni. Nel periodo di riferimento, sono stati schierati complessivamente seimila aerei e 550 mila navi attorno alle isole. Nel 2025, i pattugliamenti si sono svolti per 357 giorni. Le rivendicazioni di Pechino si basano su presupposti di tipo storico: dal quindicesimo secolo le isole erano parte del Regno di Ryukyu, Stato vassallo della Cina secondo il sistema tributario, passando al dominio feudale giapponese solo nel 1870. Furono ufficialmente annesse al Giappone, assieme a Taiwan, nel 1895, a seguito della sconfitta cinese nella prima guerra sino-giapponese (1894-1895) e al conseguente Trattato di Shimonoseki. Alla fine della Seconda guerra mondiale, le Senkaku passarono sotto amministrazione statunitense, che le restituì al Giappone nel 1971.

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La crisi sino-giapponese per la sovranità dell’isola raggiunse un picco nel 2012, anno in cui Tokyo acquistò tre delle isole da un privato cittadino, innescando una serie di violente manifestazioni in Cina e la piccata reazione del presidente Xi Jinping, che definì l’acquisizione “una farsa”. Da allora, il ministero degli Esteri cinese ha lanciato ripetuti appelli al dialogo, invitando il Giappone a risolvere le controversie tramite “consultazioni amichevoli” prescindendo da scontri sul campo che coinvolgano anche altri Paesi, senza mai nominare direttamente gli Stati Uniti.

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