La guerra in Iran fa schizzare i prezzi nell’UE: benzina a +15 per cento e diesel a +26 per cento

Bruxelles – L’Unione Europea è finora riuscita a restare fuori – militarmente parlando – dal nuovo conflitto in Medio Oriente scatenato dall’attacco israelo-statunitense all’Iran, ma sul piano economico il Vecchio Continente sta già pagando un prezzo salato: quello del caro-energia. A dimostrare concretamente quanto pesi la chiusura dello Stretto di Hormuz – da cui passa circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) scambiato nel mondo – sono i dati sul prezzo della benzina e del diesel in Europa. Secondo gli ultimi numeri UE disponibili, dal 6 gennaio al 16 marzo, il prezzo medio della benzina a livello UE è aumentato del 15 per cento, passando da 1,604 a 1,838 euro al litro. Il costo del diesel ha registrato una crescita ancora più significativa, salendo da 1,544 a 1,949 euro e facendo segnare un aumento medio del 26,2 per cento a livello UE.

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Nonostante il trend sia quello di un rincaro diffuso in quasi tutti i Ventisette Stati membri, le situazioni dei singoli Paesi sono sensibilmente diverse. Partendo dalla benzina, alla metà di marzo le pompe con i prezzi più alti erano quelle di Paesi Bassi (2,262 euro al litro), Danimarca (2,179 euro), Germania (2,085 euro), Finlandia (1,959 euro) e Grecia (1,924 euro). In fondo alla classifica, invece, figuravano Bulgaria (1,331 euro al litro), Malta (1,34 euro), Cipro (1,424 euro), Slovenia (1,443 euro) e Slovacchia (1,524 euro). Le posizioni cambiano significativamente, però, se si guarda al dato più indicativo, quello dell’aumento percentuale. In questo caso, le variazioni maggiori sono state registrate in Svezia (+20,38 per cento), Spagna (+18,85 per cento), Austria (+18,57 per cento), Romania (+17,49 per cento) e Lussemburgo (+17,30 per cento). Mentre ad aver reagito meglio allo shock energetico sono stati Cipro (6,99 per cento), Ungheria (6,88 per cento), Irlanda (6,50 per cento), Slovacchia (5,10 per cento) e Slovenia (2,34 per cento). A questi si aggiunge Malta che non ha avuto alcuna variazione. Quanto all’Italia, il Paese occupa la nona posizione nella classifica dei prezzi in valore assoluto (il prezzo della benzina è passato da 1,655 euro per litro nel gennaio 2026 a 1,819 euro nel marzo 2026), ma la diciottesima in quella delle percentuali di rincaro (+9,91 per cento).

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È sul fronte del diesel che l’Italia soffre maggiormente. Tra i Ventisette Stati dell’Unione, è il quinto con le pompe più care, con un prezzo salito dagli 1,644 euro per litro di inizio 2026 ai 2,033 euro di una settimana fa. La Penisola è preceduta soltanto da Paesi Bassi (2,264 euro per litro), Danimarca (2,208 euro), Germania (2,146 euro) e Finlandia (2,108 euro). A pagare meno di tutti, invece, sono gli automobilisti di Malta (1,21 euro), seguiti da quelli di Bulgaria (1,437 euro), Slovenia (1,484 euro), Slovacchia (1,528 euro) e Cipro (1,589 euro). Come per la benzina, a Malta non c’è stata alcuna variazione di prezzo. Rincari moderati – almeno rispetto alla media UE – sono stati registrati in Slovenia (+3,49 per cento), Slovacchia (+9,06 per cento), Ungheria (+11,43 per cento), Irlanda (+12,22 per cento) e Cipro (+13,42 per cento). Mentre i cinque Paesi in cui il prezzo è cresciuto di più sono Svezia (con un’impennata del 35,15 per cento), Spagna (+32,64 per cento), Estonia (+31,09 per cento), Austria (30,70 per cento) e Repubblica Ceca (29,64 per cento). L’Italia occupa il diciassettesimo posto, con un aumento del 23,66 per cento.

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Alla luce di questi numeri, non sembra essere solo una coincidenza che tre dei Paesi UE maggiormente colpiti (Germania, Italia e Paesi Bassi) abbiano deciso di firmare una dichiarazione ufficiale con Francia, Giappone e Regno Unito in cui hanno messo nero su bianco la loro disponibilità “a contribuire agli sforzi necessari per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz”.

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