La guerra in Iran ha messo a rischio la stabilità dell’intera regione del Golfo e in questo quadro Teheran dovrebbe esercitare una maggiore prudenza strategica. È quanto sostiene il giornalista e presidente dell’associazione italo-araba “Assadakah”, Talal Khrais, analizzando le conseguenze del conflitto in corso in Medio Oriente. Secondo Khrais, i recenti attacchi dell’Iran contro gli Stati del Golfo “pongono seri problemi strategici”. Sebbene Teheran tenti di legittimare questi attacchi affermando che prendono di mira le basi statunitensi, la realtà “è ben più complessa”, osserva il giornalista. “I danni alle infrastrutture civili e le vittime civili minano sia le affermazioni dell’Iran sia la sua posizione”, afferma Khrais. “La distruzione subita dall’Iran, insieme alla profonda crisi economica creerà conseguenze incalcolabili. Farsi ricostruire i missili sarà semplice, ma risolvere i problemi economici e sociali molto più difficile”, sottolinea il presidente di “Assadakah”. “Questa situazione non colpisce solo le popolazioni, ma anche i calcoli politici di molti governi del Golfo. Pur mantenendo stretti legami militari con gli Stati del Golfo, è improbabile che partecipino a una guerra regionale condotta da Israele. Queste circostanze hanno offerto all’Iran una buona opportunità per migliorare le relazioni con i suoi vicini”, aggiunge Khrais.
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“Inizialmente, gli Stati del Golfo hanno adottato una posizione di rifiuto nei confronti di un potenziale attacco americano-israeliano contro l’Iran. Solo due settimane fa, la leadership saudita ha assicurato al presidente Trump di non volere una guerra con l’Iran e che, se gli Stati Uniti intendessero intraprenderne una, dovrebbero evitarla. Dichiarazioni simili, e persino più decise, sono state rilasciate, in particolare dal Qatar. Di fatto, la guerra ha suscitato un diffuso risentimento negli Stati del Golfo, così come in tutto il mondo”, afferma il presidente di “Assadakah”. Secondo Khrais, “gli attacchi sconsiderati dell’Iran contro il Golfo potrebbero rapidamente alterare l’equilibrio. Quando questi attacchi danneggiano aree civili o creano l’impressione di minacciare direttamente gli Stati del Golfo, questi ultimi, spinti da preoccupazioni per la sicurezza, si troveranno ad avvicinarsi agli Stati Uniti. Pertanto, Teheran sta di fatto minando le stesse basi politiche da cui potrebbe trarre vantaggio”, sottolinea il giornalista. L’interesse strategico a lungo termine dell’Iran, aggiunge, “non risiede nel creare un confronto diretto con gli Stati del Golfo”. Tuttavia, “questi attacchi potrebbero rapidamente modificare la percezione della sicurezza di questi Paesi”, osserva Khrais.
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“Quando i governi del Golfo si sentono direttamente presi di mira, potrebbero ritenere di avere maggiore bisogno di alleanze militari. Questo è un esito che l’Iran dovrebbe evitare nel lungo periodo. Gli Stati del Golfo, in particolare Qatar e Oman, hanno storicamente svolto un ruolo chiave nella mediazione delle relazioni diplomatiche tra l’Iran e l’Occidente. Gli attacchi iraniani contro aree civili in questi Paesi mineranno anche questi canali diplomatici. Le soluzioni diplomatiche, non militari, sono cruciali per porre fine a guerre prolungate”, afferma il presidente dell’associazione italo-araba. “Gli attacchi dell’Iran contro il Golfo espandono la geografia del conflitto e aumentano il rischio di coinvolgere gli Stati del Golfo in scontri diretti. Questo, a sua volta, allarga il fronte anti-iraniano. Una guerra che inizialmente avrebbe potuto essere limitata a Stati Uniti e Israele potrebbe degenerare in un conflitto regionale più ampio”, evidenzia Khrais.
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Secondo il presidente di Assadakah, questi sviluppi hanno anche “significative implicazioni strategiche” per la Turchia. “In primo luogo, sta emergendo un nuovo equilibrio di potere in Medio Oriente. Indebolire l’Iran o interrompere le sue reti di influenza regionali potrebbe rimodellare l’ordine regionale. In uno scenario del genere, il ruolo diplomatico e politico della Turchia diventerebbe ancora più cruciale. In secondo luogo, il cambiamento nella percezione della sicurezza da parte degli Stati del Golfo potrebbe creare nuove opportunità e rischi diplomatici per la Turchia. Negli ultimi anni, la Turchia ha sviluppato significativamente le sue relazioni con gli Stati del Golfo. In un contesto in cui l’architettura di sicurezza regionale viene riesaminata, il ruolo della Turchia come forza di equilibrio potrebbe diventare sempre più importante”, spiega Khrais. In terzo luogo, aggiunge il giornalista, “la Turchia ha da tempo sostenuto la costruzione della sicurezza regionale attraverso attori locali e la diplomazia. Gli sviluppi attuali dimostrano l’importanza di questo paese”.
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Il presidente di Assadakah osserva che l’Iran “deve esercitare maggiore prudenza strategica”. “C’è una differenza sostanziale tra colpire gli interessi americani e fare degli Stati del Golfo i propri nemici diretti. Se Teheran non riconosce questa distinzione, potrebbe trovarsi alla fine della guerra ad affrontare un blocco regionale molto più ampio. Ciò andrebbe a vantaggio degli avversari dell’Iran più di ogni altra cosa”, sottolinea Khrais. Secondo il giornalista, “ciò di cui il Medio Oriente ha bisogno oggi non sono azioni che amplino la portata della guerra, ma piuttosto la saggezza di mantenere aperti i canali diplomatici regionali”. “In questa guerra non ci sarà alcun vincitore, solo molti perdenti, a causa di calcoli strategici errati. Al contrario, Israele rappresenta attualmente la principale minaccia per tutti i popoli e le nazioni della regione. Non esiste un’inimicizia o una minaccia intrinseca tra questi paesi. Eppure, giorno dopo giorno, Israele rivela i suoi piani espansionistici nella regione attraverso la sua aggressività e la sua retorica estremista”, conclude il presidente dell’associazione italo-araba.
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L’articolo L’associazione italo-araba Assadakah: La guerra in Iran destabilizza l’intera regione proviene da Agenzia Nova.
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