Bruxelles – L’Europa si trova oggi nel mezzo di una tempesta perfetta. L’inflazione torna a salire, la crescita rallenta e lo scenario che si profila per l’economia europea è quello di una possibile stagflazione. Questo contesto non può essere affrontato sotto un profilo squisitamente economico, ma necessita di un approccio politico e strategico. L’Unione europea è chiamata a dimostrare la propria capacità di governare una fase di instabilità globale sempre più complessa. Di fronte a questa sequenza di shock simultanei emerge anche un limite strutturale della governance europea. In un contesto internazionale nel quale molte grandi economie sono in grado di assumere decisioni rapide e coordinate, l’Unione europea fatica spesso a rispondere con la stessa velocità e adeguatezza. Non si tratta di una valutazione politica, ma della constatazione di una difficoltà strutturale di un sistema decisionale complesso, nel quale si devono conciliare interessi nazionali, livelli istituzionali differenti e procedure articolate.
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L’escalation del conflitto in Iran ha accelerato dinamiche già presenti nell’economia internazionale e gli effetti della crisi energetica si trasferiscono rapidamente sull’economia reale. Per le famiglie europee ciò significa bollette più elevate e carburanti più costosi. Per molte imprese – comprese le nostre cooperative impegnate nei settori della logistica, dei trasporti e dell’agroalimentare – gli incrementi dei costi incidono direttamente sui margini operativi e difficilmente possono essere trasferiti lungo la catena del valore. Situazioni analoghe si registrano in molti altri settori dell’economia reale nei quali le imprese cooperative rappresentano una componente essenziale. È proprio in momenti di instabilità come quello attuale che il ruolo delle imprese dell’economia sociale emerge con maggiore evidenza come fattore di resilienza sistemica: le nostre imprese contribuiscono a mantenere attive le filiere produttive, a rafforzare l’economia dei territori e a sostenere la capacità delle comunità di affrontare le trasformazioni economiche e sociali, come l’Unione Europea ha evidenziato in diversi pronunciamenti nel corso della precedente legislatura.
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In particolare, la Raccomandazione sullo sviluppo delle condizioni quadro per l’economia sociale approvata all’unanimità dal Consiglio UE a fine 2023, ci impone una duplice vigorosa azione. Da un lato, accompagnare convintamente il percorso di attuazione del Piano Nazionale che il Governo sta ultimando proprio in queste settimane e al quale Confcooperative ha contribuito fattivamente. Dall’altro, individuare le modalità più idonee per declinare concretamente nei vari dossier legislativi comunitari la consapevolezza che la competitività europea richiede un approccio ampio e integrato che valorizzi tutte le componenti, inclusa l’economia sociale.
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Confcooperative porta oggi a Bruxelles le proprie proposte. Le spiegazioni che seguono non sono rivendicazioni di un settore in cerca di protezione, ma sono proposte di un’economia reale che ogni giorno dimostra di essere tra le infrastrutture sociali ed economiche più resilienti d’Europa. Il percorso di approvazione del quadro finanziario pluriennale 2028-34 sta entrando nella fase cruciale. Il livello di ambizione del futuro bilancio e le scelte prioritarie che ne conseguiranno definiranno concretamente il modello di crescita e sviluppo europeo nei prossimi dieci anni. In questa ottica, manifestiamo una forte preoccupazione per la struttura della proposta della Commissione UE che vedrebbe confluire in un unico Fondo misure attualmente distinte e specifiche con il conseguente indebolimento dell’addizionalità comunitaria e della programmazione territoriale e l’accrescimento del rischio di distorsioni di concorrenza nel mercato interno. Riteniamo quindi essenziale preservare nel prossimo bilancio europeo la centralità delle politiche di coesione, garantendo un quadro finanziario capace di promuovere lo sviluppo equilibrato delle regioni europee, in particolare attraverso il mantenimento autonomo del Fondo sociale Europeo, una piena integrazione dell’economia sociale nel nuovo Fondo per la Competitività e più in generale nei principali strumenti della futura programmazione.
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Nel settore agroalimentare, le nostre cooperative svolgono un ruolo fondamentale nell’organizzazione delle filiere e nel rafforzamento del potere contrattuale dei produttori. In questo contesto, appare essenziale preservare il carattere realmente comune della Politica Agricola Comune e rafforzare strumenti che favoriscono l’aggregazione dei produttori e la stabilità dei mercati, quali in particolare gli interventi settoriali, che a nostro avviso dovrebbero sempre più costituire un elemento strategico della PAC al pari degli aiuti diretti destinati ad integrare il reddito dei produttori agricoli. Sempre in materia di produzione primaria, auspichiamo che l’annunciata riforma della Politica comune della pesca possa affrontare i nodi strutturali che condizionano il futuro del settore – all’interno del quale la cooperazione rappresenta un presidio economico, sociale e ambientale fondamentale per vaste aree costiere dell’UE – e provare a ridare slancio ad una realtà fortemente penalizzata dalle scelte effettuate negli ultimi anni.
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Per quanto concerne il processo di transizione energetica, l’inclusione delle cooperative e delle imprese dell’economia sociale tra i soggetti abilitati a promuovere le comunità energetiche è una conquista normativa da rafforzare e valorizzare. Come richiamato anche nella recentissima proposta della Commissione Citizens Energy Package, la partecipazione diretta dei cittadini e delle imprese al mercato dell’energia rappresenta uno strumento efficace per rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa, accelerare la transizione e garantirne una distribuzione più equa dei benefici economici.
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Un contributo altrettanto significativo proviene dalle banche di credito cooperativo, che svolgono un ruolo essenziale nel sostegno di territori e comunità. In un contesto di crescente concentrazione dei mercati finanziari, riconoscere appieno l’inclusione delle banche di credito cooperativo all’interno del perimetro dell’economia sociale, preservare la pluralità dei modelli bancari comprese le peculiarità del Gruppo Bancario Cooperativo Italiano e applicare pienamente il principio di proporzionalità nella regolazione europea, costituisce una condizione fondamentale non solo per facilitare l’accesso al credito per l’economia reale ma anche per valorizzare le caratteristiche di enti che contribuiscono alla stabilità del sistema finanziario.
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Ogni anno le autorità pubbliche dell’UE spendono circa il 14 per cento del PIL per l’acquisto di servizi, lavori e forniture attraverso appalti pubblici. L’imminente revisione della disciplina comunitaria costituisce pertanto per le nostre cooperative un dossier di assoluta priorità. Nel corso del 2025, il Parlamento Europeo ha adottato un parere di iniziativa che ha accolto numerose istanze promosse dalle imprese cooperative e dell’economia sociale, al fine di facilitarne l’accesso agli appalti. Tra gli obiettivi prioritari della riforma, evidenziamo il rafforzamento del collegamento tra appalti e rispetto dei contratti collettivi come strumento di lotta al dumping, il superamento del massimo ribasso come criterio principale di aggiudicazione, l’introduzione di meccanismi di revisione dei prezzi, il mantenimento dell’attuale disciplina sui servizi sociali e il consolidamento dello strumento degli appalti cosiddetti riservati.
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Nel settore dei servizi, gli addetti, sommati a quelli del commercio, rappresentano oltre due terzi dell’occupazione delle imprese italiane. Nel contesto della marcata evoluzione delle relazioni industriali e del mondo del lavoro in generale, dove oramai una parte significativa delle attività si svolge attraverso una procedura di assegnazione da parte di un committente pubblico, l’alta intensità di manodopera costituisce un presupposto fondamentale di inclusione e benessere collettivo, in particolare se connessa e vincolata ad interventi normativi che la indirizzano ad una elevazione della qualità del lavoro e quindi del riconoscimento del suo valore. Le imprese dell’economia sociale svolgono inoltre una funzione essenziale nei sistemi di welfare europei. Nei servizi sociali, nei servizi sociosanitari, nelle iniziative di inclusione sociale, l’economia cooperativa contribuisce a rafforzare la capacità delle comunità di rispondere ai bisogni sociali emergenti e ridurre le disuguaglianze. Riteniamo pertanto fondamentale che anche nel prossimo periodo di programmazione si salvaguardino le risorse destinate alle politiche sociali, si garantisca continuità alle risorse erogate dal PNRR all’assistenza domiciliare tramite un’integrazione di strumenti finanziari e si promuova il modello mutualistico nel settore sanitario.
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La questione abitativa rappresenta oggi una delle principali emergenze sociali europee come testimonia la creazione di un portafoglio ad hoc per l’Housing sociale e come ha confermato anche il Parlamento Europeo nella risoluzione sulla crisi degli alloggi nell’Unione europea recentemente adottata. In questo quadro, le cooperative di abitanti rappresentano uno strumento particolarmente efficace per promuovere modelli equi, sostenibili e inclusivi, basati sulla mutualità e sulla gestione di lungo periodo del patrimonio abitativo. Come ribadito anche dal Parlamento Europeo, è necessario allargare il ventaglio degli strumenti di politica abitativa, includendo esplicitamente la cooperazione tra i soggetti che possono contribuire alla produzione di alloggi accessibili e accedere a pieno titolo agli strumenti finanziari europei dedicati a tale politica. Sollecitiamo inoltre la definizione di specifiche misure quadro per il commercio di prossimità – settore nel quale la cooperazione è ampiamente presente – che rappresenta uno strumento di particolare rilevanza per contrastare lo spopolamento delle aree interne e montane. Serve accompagnare l’evoluzione di tali soggetti da semplice luogo di scambio commerciale a presidio di interesse collettivo e di servizi di interesse generale. La Commissione Europea ha recentemente adottato la Comunicazione Culture Compass, lasciando intravedere la possibilità che la cultura possa essere finalmente posta al centro dell’agenda europea. In tale quadro, si prospetta un’importante opportunità per rafforzare le sinergie tra politiche culturali e valori dell’economia sociale, tenendo conto che le cooperative culturali e creative fondate su partecipazione democratica, inclusione e orientamento all’interesse generale possono costituire un esempio concreto di generazione di valore economico, occupazione di qualità e sviluppo territoriale, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio culturale.
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Nel sistema imprenditoriale di Confcooperative i temi della parità di genere e del ricambio generazionale costituiscono elementi di assoluta priorità sia per lo sviluppo del movimento cooperativo che per la Società nel suo complesso. Pur vantando livelli di crescente partecipazione e rappresentanza, riteniamo prioritario incrementare il sostegno all’autoimprenditorialità, attivare una mirata valorizzazione della digitalizzazione e facilitare ulteriormente l’accesso alla leadership, aspetti che gli organismi di rappresentanza cooperativi europei promuovono con convinzione nel dialogo con le istituzioni comunitarie. Le proposte contenute in questo documento riflettono una convinzione di fondo: rafforzare l’economia reale, valorizzare il ruolo delle cooperative e delle imprese dell’economia sociale e costruire un modello di sviluppo più resiliente, inclusivo e radicato nei territori può contribuire a rafforzare la capacità dell’Europa di resistere agli shock e di costruire sviluppo nel lungo periodo.
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La sfida non è evitare la tempesta, ma dimostrare di saperla governare.
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*Leonardo Pofferi è Responsabile degli Affari internazionali ed europei di Confcooperative e vice presidente di Cogeca
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