Meloni a Bruxelles presiede una riunione sui migranti con Frederiksen e Jetten, presente von der Leyen

A margine del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, insieme ai primi ministri danese, Mette Frederiksen, e olandese, Rob Jetten, ha ospitato una nuova riunione informale tra alcuni degli Stati membri più interessati al tema delle soluzioni innovative da applicare alla gestione del fenomeno migratorio e, in particolare, al rafforzamento del quadro legale in materia di rimpatri. Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi. Insieme a Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Commissione europea, hanno preso parte all’incontro Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Grecia, Polonia, Lettonia, Malta, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha illustrato i principali filoni di lavoro della Commissione in ambito migratorio, concentrandosi in particolare sulle iniziative messe in campo per far fronte ai rischi migratori derivanti dal conflitto in Medio Oriente e sullo stato di avanzamento dei negoziati relativi al nuovo “Regolamento Rimpatri”.

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Oltre a esprimere soddisfazione per i risultati sinora raggiunti dal gruppo, da ultimo con l’adozione della lista Ue dei Paesi sicuri di origine e del nuovo concetto di Paese terzo sicuro, la presidente Meloni ha illustrato ai partecipanti la lettera inviata il giorno precedente insieme alla prima ministra danese Frederiksen, per rafforzare il sostegno europeo alle popolazioni colpite dal conflitto in Medio Oriente e il coordinamento in caso di nuove ondate migratorie, con l’obiettivo di evitare il ripetersi della crisi migratoria del 2015. Meloni ha, allo stesso tempo, indicato alcuni ulteriori filoni di lavoro, a partire dalla preparazione della posizione del gruppo in vista dell’International Migration Review Forum di New York del prossimo maggio e della riunione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa di Chisinau, sempre prevista per il prossimo maggio. I leader presenti hanno concordato di continuare a mantenere uno stretto raccordo operativo sui temi discussi, anche in vista dei prossimi appuntamenti europei di vertice.

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La presidente, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, e il primo ministro belga Bart de Wever si sono incontrati a margine per uno scambio di vedute in vista della discussione sulla competitività europea. La riunione ha consentito di fare il punto sugli esiti della videoconferenza dei leader del gruppo di lavoro informale sulla competitività europea ospitata congiuntamente lo scorso 10 marzo, concentrandosi in particolare sulle conseguenze del conflitto in Medio Oriente sul mercato globale delle fonti energetiche e sulle possibili iniziative da adottare rapidamente per contenere la spinta dei prezzi dell’energia. Sono state allo stesso tempo discusse le priorità da promuovere congiuntamente in tema di semplificazione, mercato unico e investimenti.

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Il vertice dei leader Ue

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Il vertice Ue in programma oggi e domani a Bruxelles, inizialmente pensato per rilanciare competitività e mercato unico, è stato dominato negli ultimi giorni da dossier più urgenti: il prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina bloccato dall’Ungheria, la crisi nello Stretto di Hormuz, le tensioni con gli Stati Uniti e lo scontro interno sulle politiche energetiche e climatiche. Il nodo più sensibile resta il veto del premier ungherese Viktor Orban al prestito da 90 miliardi di euro per Kiev, collegato alla disputa sul ripristino dell’oleodotto Druzhba. La Commissione europea ha offerto assistenza tecnica e finanziaria per le riparazioni, ma Budapest continua a legare il via libera alla ripresa dei flussi di petrolio russo. Sul Medio Oriente, i leader dovrebbero chiedere un rafforzamento delle missioni navali europee già esistenti senza estenderne formalmente il mandato allo Stretto di Hormuz, mentre la chiusura del passaggio ha aggravato la crisi energetica con forti rialzi di petrolio e gas.

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La pressione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sugli alleati europei perché contribuiscano alla sicurezza di Hormuz incombe inoltre sul vertice, accentuando tensioni già esistenti tra Washington e diverse capitali europee su difesa, commercio e gestione della crisi iraniana. Un altro terreno di scontro è il sistema europeo di scambio di quote di emissioni, contestato da vari Paesi che chiedono correttivi rapidi per contenere i prezzi dell’energia, mentre altri governi difendono il meccanismo come pilastro della transizione verde. Sullo sfondo, i leader proveranno comunque a rilanciare il dossier competitività, ma il rischio è che venga oscurato dall’emergenza geopolitica.

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