È soddisfatta Giorgia Meloni al termine del Consiglio europeo svoltosi a Bruxelles. La presidente del Consiglio, infatti, ha rivendicato un risultato positivo soprattutto su due dossier per Roma: energia e immigrazione. Sul fronte del Sistema europeo per lo scambio di emissioni, le cosiddette quote Ets, e il caro-bollette, la presidente del Consiglio ha sottolineato che nelle conclusioni del vertice è stata inserita “la possibilità di introdurre misure nazionali urgenti”, un passaggio che, a suo avviso, rafforza la linea italiana nel confronto con Bruxelles sul decreto bollette. “Naturalmente bisogna aprire una trattativa con la Commissione sui dettagli, ma sono fiduciosa che otterremo il via libera”, ha detto. Meloni ha aggiunto che il confronto sul sistema Ets “è stato utile” e che “a giugno ci saranno risposte concrete”. Il riferimento è alla richiesta italiana di maggiore flessibilità europea per contenere l’impatto dei prezzi dell’energia su famiglie e imprese, in una fase segnata dalle tensioni in Medio Oriente e dai riflessi sul mercato di petrolio e gas. La soddisfazione della premier deriva dal fatto che il Consiglio ha aperto uno spazio politico per interventi nazionali, tema che Roma considerava essenziale per rendere compatibili le misure interne con le regole Ue sulla concorrenza.
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Anche sull’immigrazione Meloni ha rivendicato un avanzamento. Insieme alla premier danese Mette Frederiksen ha promosso una lettera ai vertici europei per “rafforzare il sostegno europeo alle popolazioni colpite dal conflitto in Medio Oriente” e per attivare “un coordinamento in caso di nuove ondate migratorie, con l’obiettivo di evitare il ripetersi della crisi migratoria del 2015”. Parallelamente, a margine del vertice si è tenuta una nuova riunione informale tra i Paesi più favorevoli a “soluzioni innovative” sulla gestione migratoria e sul rafforzamento del quadro giuridico dei rimpatri. Secondo diverse fonti diplomatiche, Meloni si è detta soddisfatta anche dei progressi sulla lista europea dei Paesi sicuri e sul concetto di “Paese terzo sicuro”, due punti da tempo al centro dell’iniziativa italiana.
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Nel bilancio politico della giornata rientra anche il dossier Ucraina. Meloni ha respinto una ricostruzione dell’edizione europea del portale “Politico” secondo cui avrebbe mostrato comprensione per la posizione contraria del premier ungherese Viktor Orban sul prestito europeo a Kiev, parlando di “ricostruzioni bizzarre” e aggiungendo: “Ho sempre detto che la questione è risolvibile e per farlo serve flessibilità”. La frase consente a Palazzo Chigi di tenere insieme due obiettivi: evitare l’immagine di una frattura con Budapest, ma senza mettere in discussione il sostegno italiano all’Ucraina. Nel complesso, la linea della premier è stata quella di presentare il vertice come un passaggio coerente con le priorità italiane: più spazio di manovra sul fronte energetico, rafforzamento degli strumenti europei su rimpatri e Paesi sicuri, e gestione politica del nodo ungherese sul sostegno a Kiev.
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