In questi giorni Peter Thiel, uno degli uomini più influenti della Silicon Valley, è a Roma per un ciclo di seminari blindati (15-18 marzo 2026) sul tema dell’Anticristo. Secondo retroscena riportati dai quotidiani, in platea erano presenti seminaristi del North American College, studenti e partecipanti legati all’Angelicum (Pontificia Università San Tommaso d’Aquino), Davide Quadri (responsabile esteri dei giovani della Lega), Cristiano Cerasani (collaboratore del presidente della Camera Lorenzo Fontana), il finanziere Guido Maria Brera (fondatore di Chora Media) e lo storico Giovanni Orsina. Tra i partecipanti figuravano anche direttori di giornale: Daniele Capezzone, oggi alla guida de Il Tempo, e il suo predecessore Roberto Arditti. L’appuntamento, parte di un ciclo inizialmente previsto all’Angelicum ma spostato per pressioni vaticane, ha imposto regole ferree: niente cellulari, Chatham House Rule (no attribuzione di dichiarazioni) e lista ospiti selezionati (circa 100 persone). Thiel ha parlato di “The Biblical Antichrist”, intrecciando religione, modernità, democrazia e tecnologia. Per capire cosa ci fa Thiel a Roma, vale la pena guardare a cosa sta facendo in Europa. Alessandra Libutti, vicedirettrice di InOltre, ha ricostruito la rete di relazioni che lega il cofondatore di Palantir al nuovo proprietario del Daily Telegraph, al CEO di Axel Springer Mathias Döpfner (e al figlio Moritz Döpfner, ex Thiel Capital), alla piattaforma Rumble e all’infrastruttura dati che oggi alimenta alcune delle testate più influenti del continente (Die Welt, Bild, Politico e Business Insider). L’inchiesta di Libutti evidenzia l’interesse strategico di Thiel per conquistare l’editoria più autorevole e moderata d’Europa: sfruttando queste testate di riferimento, può insinuare idee radicali – su tecnologia, potere e società – che altrimenti faticherebbero a passare indenni il vaglio di un lettore mainstream, ridefinendo così sottilmente il dibattito pubblico continentale.
