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C’è anche il patrimonio alimentare alpino tra i nuovi pretendenti al ricoscimento dell’Unesco. Dopo la Cucina Italiana, la Commissione nazionale italiana per l’Unesco ha deciso, su proposta del ministero della Cultura, di presentare all’Organizzazione parigina tre nuove candidature per l’iscrizione a patrimonio culturale immateriale. Che sono: il presepe, “il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella” e appunto (candidatura multinazionale) il “Patrimonio alimentare alpino: programmi culturali di salvaguardia promossi dalle comunità”. Ovvero l’insieme di pratiche, tradizioni e competenze connesse alla protezione del patrimonio alimentare come veicolo di identità culturale, coesione sociale e sviluppo sostenibile per i Paesi che si affacciano sull’arco alpino.
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I dossier con le tre ‘nomination’ raccontano “la vitalità delle comunità italiane e la loro capacità di custodire e trasmettere pratiche culturali uniche“, evidenzia il ministero della Cultura. La candidatura delle uve della Valpolicella racconta ad esempio la tradizione del loro appassimento e il legame profondo tra comunità, paesaggio e cultura produttiva (il dossier è frutto della collaborazione tra Snodar, il Consorzio dei vini della Valpolicella e istituzioni accademiche).
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PER L’ITALIA UNA CANDIDATURA IN ‘CORDATA’
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Per il “Patrimonio alimentare alpino: programmi culturali di salvaguardia promossi dalle comunità”, l’Italia partecipa alla proposta coordinata dalla Svizzera con la partecipazione di Francia e Slovenia, per il “Registro delle Buone pratiche di salvaguardia”. L’iniziativa, spiega il ministero della Cultura, “raccoglie pratiche alimentari tradizionali delle comunità alpine e rappresenta un modello virtuoso di collaborazione internazionale per la tutela e la trasmissione dei saperi locali”. L’Italia, “che vanta il primato mondiale di maggior siti riconosciuti dall’Unesco, vede sempre più accrescere l’importanza del proprio patrimonio culturale. Il presepe, rappresentato da Francesco d’Assisi, ha dato origine a una tradizione che oggi celebra la creatività artistica e la spiritualità come valori universali. Il rito poi della messa a riposo delle uve della Valpolicella esprime il legame profondo tra comunità, paesaggio e cultura produttiva. Infine, il Governo con impegno continua anche a sostenere il pregio gastronomico dei territori Italiani, dalla cucina nazionale ai saperi delle Alpi”, ha detto Gianmarco Mazzi, sottosegretario alla cultura con delega all’Unesco.
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UN PATRIMONIO FATTO DI PRATICHE DI PRODUZIONE-CONSUMAZIONE CIBO, RITUALI, SAPERI
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Il patrimonio alimentare è un elemento identitario importante per le popolazioni alpine, va a ‘toccare’ aspetti, oltre a quelli dei alimentari veri e propri, che si intrecciano con territori, paesaggi, eredità culturali e sfide produttive collegate alla nuove tecnologie. Esortando a sostenere la candidatura Unesco, tempo fa la Valle D’Aosta aveva evidenziato che il “patrimonio alimentare delle Alpi comprende tutte le pratiche di produzione e conservazione del cibo, nonché i rituali di consumo, i saperi, le conoscenze e i paesaggi che lo rappresentano. La sua sopravvivenza dipende dalla capacità delle comunità alpine di scambiare cibo e servizi, di gestire beni comuni, di aiutarsi vicendevolmente” e dunque “ci sono tante ragione per volerlo inserire nella lista rappresentativa del patrimonio immateriale dell’Unesco”. Quali? Queste: “E’ un elemento fondamentale dell’identità culturale e delle abitudini di vita delle Alpi, contribuisce alla resilienza delle comunità alpine, è un motivo di scelta delle Alpi come luogo salubre di vita, preserva la qualità dei paesaggi e la biodiversità, è fondamentale per lo sviluppo sostenibile, sostiene l’attrattività turistica”.
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L’articolo Ricette e tradizioni di ‘cucina’ nelle Alpi in corsa per il riconoscimento Unesco proviene da Agenzia Dire.
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