Serbia, Djuric a Nova: “Ince può favorire integrazione Ue dei Balcani, nella regione serve più trasparenza”

Dal nostro inviato – Il ministro degli Esteri serbo Marko Djuric ha definito l’Iniziativa Centro europea uno strumento ancora utile per favorire l’integrazione del continente e accelerare il percorso dei Balcani verso l’Unione europea. In un’intervista rilasciata ad “Agenzia Nova” a margine della riunione per il trentennale del segretariato generale dell’Ince, svoltasi ieri a Trieste, Djuric ha ricordato che l’organizzazione “fu concepita e avviata in un momento in cui l’Europa era ancora divisa da una Cortina di ferro”.

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Fu allora, ha spiegato, che “grazie alla grande visione del ministro degli Esteri italiano (Gianni) De Michelis, del ministro degli Esteri jugoslavo Budimir Loncar e dei ministri di Ungheria e Austria, venne creato un ponte tra Est e Ovest, quando l’Europa aveva bisogno di un ponte del genere per realizzare davvero la visione di un’Europa unita”. A trent’anni di distanza, secondo il ministro, quella funzione resta attuale: “C’è ancora bisogno di maggiore unità e di una più forte integrazione della regione nell’Unione europea”.

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Per Djuric, “l’Iniziativa Centro europea è stata un buon veicolo per integrare molti Paesi sul piano infrastrutturale, politico e sociale, rendendoli più coesi e più allineati alla più ampia visione europea”. Per questo, ha aggiunto, “l’Ince può ancora svolgere oggi lo stesso ruolo” e occorre “dare più vento alle vele dell’Iniziativa Centro europea e cercare di usarla come veicolo per una rapida integrazione della regione balcanica in Europa”. A suo avviso, ciò “è nel migliore interesse non solo dei Paesi della regione”, ma anche dell’Italia e dell’Europa. Djuric ha quindi espresso gratitudine “alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro Antonio Tajani per avere questa visione di un’Europa unificata”.

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Il capo della diplomazia serba insiste molto sul concetto di “unificazione”, che considera più aderente alla fase storica che l’Europa sta vivendo. “Mi piace la parola unificazione perché riflette una realtà geopolitica che l’Europa deve consolidare se vuole sopravvivere”, ha spiegato. “Se non si consolida, nel giro di pochissimi anni verrà completamente superata da altri attori globali e non sarà più affatto rilevante”. In quel caso, ha avvertito, le competizioni interne europee, “su questioni regionali, politiche, nazionali, ideologiche”, rischierebbero di produrre un solo risultato: “Saremo tutti marginalizzati, messi da parte e trasformati in una scacchiera per il gioco delle vere grandi potenze”. Il rischio, ha aggiunto, è che l’Europa finisca addirittura per “diventare un parco tematico per visitatori provenienti da altre regioni”.

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Per evitarlo, secondo Djuric, bisogna “ringiovanire e rafforzare l’Europa” integrando i Balcani e “altre regioni che sono promettenti e hanno prospettiva di diventare membri”. In questo quadro la Serbia, ha sottolineato, “è fortemente a bordo”, anche perché, essendo “il Paese che ha il maggior numero di vicini immediati in Europa dopo la Germania”, rappresenta non solo “un fattore economico”, ma anche “un elemento centrale per la stabilità”. Il ministro ha poi ricordato che la Serbia pesa “per il 53 per cento dell’economia dei Balcani” e si è detto “molto entusiasta” dell’idea di accelerare la costruzione di linee ferroviarie ad alta velocità tra Belgrado e Trieste, tema discusso anche con Tajani. “Penso che sia qualcosa di molto buono e reciprocamente vantaggioso”, ha detto, ricordando che l’Italia è per la Serbia “uno dei principali partner commerciali e uno dei principali investitori” e che “sia le aziende italiane sia quelle serbe traggono beneficio da questa relazione”.

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Djuric ha quindi definito i rapporti tra Italia e Serbia particolarmente solidi. “Per la Serbia, l’Italia è uno dei partner strategici chiave in Europa e un nostro amico molto stretto”, ha dichiarato. “In effetti, vediamo davvero l’Italia come una delle nazioni più amiche a livello globale”. Il ministro ha ringraziato Roma “per la comprensione nei confronti della nostra complessa situazione regionale e delle nostre priorità nazionali” e ha ricordato anche, come detto durante la conferenza dalla senatrice Stefania Craxi, il sostegno italiano “alla preservazione del nostro patrimonio culturale”. A questo proposito, Djuric ha richiamato il ruolo dei militari italiani in Kosovo: “Vorrei ricordare ai nostri lettori e ascoltatori che abbiamo i carabinieri e i soldati italiani che proteggono i monasteri serbi in Kosovo, il monastero di Decani, per esempio, da molti decenni”. “I serbi lo sanno e i serbi lo apprezzano, lo rispettano”, ha aggiunto, sottolineando che esiste “una porta spalancata per aumentare la cooperazione economica, politica e culturale tra i nostri Paesi”.

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Quanto al percorso europeo di Belgrado, Djuric ha respinto l’idea che i rapporti della Serbia con Russia e Cina possano rappresentare un ostacolo strategico. “La Serbia porta avanti tradizionalmente una rete molto diversificata ed equilibrata di partenariati internazionali”, ha affermato. Tuttavia, ha aggiunto, “la Serbia è fermamente sul suo percorso verso l’Ue e non dovrebbe esserci alcun dubbio sul suo orientamento geopolitico quando si tratta di questo”. Il ministro si è spinto oltre, sostenendo che “le relazioni uniche della Serbia possono, in questa situazione, persino servire come vantaggio comparato per l’Europa”. Non si tratta, ha precisato, solo dei partner orientali, ma anche di “alcuni Paesi in Africa, Asia e America Latina con cui Belgrado, come fondatrice del Movimento dei non allineati, intrattiene tradizionalmente buone relazioni”. Sul piano dei principi, Djuric ha ribadito che la Serbia è “fermamente dalla parte del principio di integrità territoriale e sovranità” e che la sua posizione sul conflitto in Ucraina è stata espressa “molto chiaramente”. Per questo, ha concluso, “non vedo grandi differenze tra Belgrado e la maggior parte dei Paesi europei quando si parla di politica estera e di sicurezza. Ci sono sfumature, ma non differenze strategiche”.

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Infine, sul tema della sicurezza regionale e dei timori di una militarizzazione dei Balcani, il ministro serbo ha chiesto maggiore trasparenza. “C’è bisogno di maggiore trasparenza quando si ha a che fare con questioni di sicurezza”, ha detto. In questo senso, le critiche provenienti da Belgrado verso “questa alleanza militare non trasparente annunciata tra Croazia, Albania e Pristina” sono, a suo dire, “comprensibili”. Djuric ha ricordato che i Balcani sono “una regione che tre decenni fa ha sofferto una grave guerra civile” e che per questo “dovremmo discutere e concordare in anticipo qualsiasi sviluppo militare che sia al di fuori dei quadri esistenti, come la Nato o altri organismi regionali”. Il ministro ha inoltre richiamato il fatto che dopo gli Accordi di Dayton resta in vigore “una convenzione che limita il numero di determinate forze e così via”. Secondo il ministro, “non c’è motivo di andare al di fuori delle forme esistenti e soprattutto non c’è alcuna vera ragione per cui questo tipo di cooperazione debba essere condotto in modo non trasparente”. Quando questo accade, ha aggiunto, “è logico che provochi una certa ansia e alcune reazioni”. Djuric ha però ribadito che la Serbia “dà priorità alla stabilità e allo sviluppo economico” e “non vuole creare nuove alleanze militari nella regione”. “Potremmo ugualmente cercare partner o tentare, in modo non trasparente, di cambiare l’equilibrio del potere militare nella regione”, ha osservato Djuric, concludendo: “Ma io preferirei di gran lunga che ci fosse una maggiore cooperazione in questa sfera della sicurezza”.

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