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Quasi nove giovani su dieci tornerebbero a farlo. Il 96% lo consiglierebbe a un amico. Eppure, sotto la superficie di un bilancio apparentemente trionfale, il Servizio Civile Universale mostra crepe. È quanto emerge dal rapporto 2025 del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, terza e ultima rilevazione del ciclo PNRR, che ha coinvolto oltre 15mila operatori volontari del bando 2023.
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Il quadro generale: soddisfazione alta, ma non uniforme.
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I numeri di sintesi sono lusinghieri: l’85% degli intervistati dichiara un’esperienza positiva, con voti tra 7 e 10 su una scala decimale. Il 73,7% si spinge addirittura tra l’8 e il 10. La formazione viene promossa dall’86% dei ragazzi, il tutoraggio orientativo al lavoro dall’86,5% di chi ne ha usufruito, e la certificazione delle competenze raggiunge un gradimento record del 93%.
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Un dato, però, rompe l’armonia: quella percentuale del 4% che non consiglierebbe l’esperienza, in crescita rispetto al 2024, è il segnale di un disagio reale, amplificato dai 6.169 commenti liberi lasciati in calce al questionario. Commenti che l’intelligenza artificiale ha contribuito ad analizzare e che raccontano un’altra storia: di volontari che si sono sentiti manodopera, di figure di riferimento assenti, di progetti che promettevano una cosa e ne consegnavano un’altra.
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La figura più controversa del sistema è l’Operatore Locale di Progetto, il referente che ogni volontario dovrebbe trovare in sede. L’82% degli intervistati dichiara che l’OLP è presente quasi ogni giorno, dato positivo in apparenza. Ma scavando nei numeri, la sostanza cambia. Solo il 44% degli operatori afferma che l’OLP li ha affiancati nelle attività; appena il 27% dice che ha mediato i rapporti con il personale dell’ente; un misero 25% che ha favorito il contatto tra i volontari stessi. La funzione prevalente resta quella burocratica: controllare presenze e gestire permessi, come conferma l’81% dei rispondenti.
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In tre anni la tendenza non è migliorata, anzi, i dati del 2025 segnano un calo rispetto al già modesto 2024. I commenti degli stessi ragazzi sono espliciti: “L’OLP era spesso assente e non ci sentivamo seguiti”, scrive qualcuno. “In alcuni momenti ci siamo sentiti abbandonati”, aggiunge un altro.
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Un secondo fronte critico riguarda la coerenza tra il progetto approvato e le attività effettivamente svolte. Solo l’81% dei volontari dichiara che le mansioni corrispondevano a quanto indicato nel documento ufficiale, quasi un giovane su cinque ha fatto qualcosa di diverso da quanto pattuito. Nei commenti liberi, il tema ritorna con forza: “Le mansioni svolte non rispecchiavano quanto descritto nel progetto”; “Spesso ci siamo sentiti più manodopera che volontari”.
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I giovani esclusi dalle decisioni.
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C’è poi la questione del coinvolgimento. Il 2025 segna un calo netto della partecipazione dei volontari alla vita progettuale: solo il 43% dichiara di aver preso parte a riunioni di programmazione, contro il 72% del 2023. Addirittura l’85% non è stato coinvolto in attività di comunicazione esterna. Gli incontri con l’OLP, obbligatori per regolamento, vengono dichiarati solo dal 58% dei rispondenti: erano l’89% due anni fa.
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Il risultato è un paradosso: il Servizio Civile si propone come strumento di cittadinanza attiva e partecipazione, ma oltre la metà dei suoi protagonisti non partecipa alle riunioni del progetto in cui è inserito.
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La burocrazia come barriera.
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Sul fronte dell’accesso, il 40% dei giovani chiede meno burocrazia: tempi più rapidi tra domanda e avvio al servizio (indicati dal 39,9%), meno documentazione (17,6%), una piattaforma digitale più intuitiva (23,9%) e persino un’app dedicata, invocata dal 37,4%. Un dato che fotografa un sistema ancora appesantito da procedure pensate per tutelarlo, ma che finiscono per scoraggiare chi vorrebbe aderirvi.
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La comunicazione che non funziona.
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Chi ha saputo del Servizio Civile tramite stampa, radio o televisione è appena il 3,77%. Il canale dominante è il passaparola, indicato da oltre il 60% dei partecipanti. Scuole e università, gli strumenti più naturali per raggiungere i giovani, restano ai margini: rispettivamente l’1,7% e il 3,4% delle segnalazioni. Una lacuna che lo stesso rapporto riconosce, e che il 31,8% dei ragazzi chiede di colmare con più presenza sui media tradizionali. Senza contare l’apporto delle estemporanee iniziative retoriche del Dipartimento.
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Le buone notizie: lavoro, competenze, crescita.
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Non tutto è critica. Il rapporto consegna anche dati confortanti. Il 24% dei volontari ha ricevuto offerte di lavoro a conclusione del servizio, erano il 19% nel 2023, tendenza in costante crescita. A dodici mesi dall’esperienza, secondo un’indagine parallela del 2024, il 51% risultava occupato. La certificazione delle competenze, usufruita dal 18,5% dei partecipanti, ha un gradimento del 93%. E per l’81% dei ragazzi questa è stata, prima di tutto, “un percorso di crescita personale”.
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