Slovenia al voto tra l’incognita del ritorno di Jansa e la bufera sullo scandalo “spionaggio”

La Slovenia si prepara al voto di domenica e a quella che in molti definiscono una scelta cruciale per il futuro democratico del Paese. I cittadini sloveni saranno chiamati a eleggere il nuovo governo dopo cinque anni dalle elezioni del 2022 quando trionfò il partito di centrosinistra del premier uscente, il Movimento per la libertà (Svoboda) di Robert Golob. Oggi, come allora, la sfida si gioca con la storica formazione di centrodestra del Paese, il Partito democratico (Sds) di Janez Jansa, già tre volte premier dall’inizio del millennio, stretto alleato del premier ungherese di estrema destra Viktor Orban e ammiratore di Donald Trump. Nel 2022 Svoboda, fondato solo pochi mesi prima delle elezioni da Golob, ex dirigente della compagnia energetica statale, trionfò conquistando 41 dei 90 seggi del Parlamento alla sua prima partecipazione elettorale (il miglior risultato per un singolo partito dall’indipendenza). Dopo quattro anni al governo, la situazione è oggi differente: gli ultimi sondaggi danno pareri discordanti ma configurano generalmente un probabile testa a testa tra le due principali formazioni, che si attesterebbero intorno al 26-28 per cento. Alcune rilevazioni danno Svoboda in leggero vantaggio, altre vedono invece l’Sds come vincitore, staccando i rivali di qualche punto percentuale.

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Nel frattempo, lo scontro tra i due non si è consumato solo sul piano delle preferenze. Da qualche giorno, infatti, è bufera dopo la diffusione della notizia di presunte interferenze straniere nelle elezioni. Mercoledì mattina – a quattro giorni dal voto – il governo sloveno ha infatti convocato una seduta del Segretariato del Consiglio di sicurezza nazionale per discutere i risultati delle indagini delle forze dell’ordine sul coinvolgimento della società di intelligence privata israeliana Black Cube nella diffusione di registrazioni audio contro il governo del premier Golob e quindi a favore di Jansa. Secondo quanto emerso, lo scorso dicembre il leader dell’opposizione avrebbe effettivamente incontrato alcune persone collegate all’intelligence israeliana, tra cui Dan Zorella, co-fondatore e amministratore delegato di Black Cube, e il generale in pensione Giora Eiland, ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale israeliano e consulente di Black Cube.

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Il peso dello scandalo delle intercettazioni ha portato a un’ulteriore polarizzazione della campagna elettorale tra il campo liberal-progressista di Golob e quello populista di destra guidato da Jansa. Da una parte, il premier uscente ha definito il caso intercettazioni “profondamente preoccupante” e ha avvertito che una vittoria di Jansa, simpatizzante Maga vicino a Orban, “minaccerebbe la solidità dell’Unione europea”, chiedendo altresì alla Commissione europea di indagare su presunte interferenze in campagna elettorale. Dall’altra parte, il partito di Jansa – che dipinge regolarmente Golob come un ex magnate dell’energia corrotto – ha rimarcato che le registrazioni dimostrano “l’esistenza di casi di corruzione ai vertici dello Stato”. Vale la pena sottolineare che il governo di Jansa stesso del 2012-2013 crollò in seguito a proteste di massa per accuse di corruzione. Lo stesso Jansa fu condannato a due anni di carcere, sebbene la condanna sia stata successivamente annullata.

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Ad ogni modo, chiunque trionferà alle elezioni di domenica dovrà preoccuparsi di guadagnare abbastanza seggi in Parlamento. Per governare ne servono 46 degli 88 totali, esclusi i 2 seggi riservati alle minoranze italiana e ungherese. Golob, alla guida della coalizione liberal-progressista che comprende il suo Movimento per la libertà, i Socialdemocratici e Sinistra, ha affermato di essere disposto in caso di vittoria ad allargare la maggioranza “a qualsiasi altro partito o partner disposto a sostenere l’estensione e il completamento delle nostre riforme”. Dal canto suo, Jansa ha promesso, qualora trionfasse l’Sds, una stretta sui flussi migratori, un clima più favorevole per le imprese e la “depoliticizzazione dei media e della magistratura”. Tuttavia, se da una parte il leader dell’opposizione può contare – oggi più di ieri – su alleanze internazionali consolidate, sul fronte interno il sostegno degli alleati del partito Nuova Slovenia (Nsi) – dati al 6 per cento nei sondaggi e con otto seggi attualmente – potrebbe non bastare per governare, mettendo a rischio una maggioranza solida in Parlamento.

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