
Roma, 23 febbraio 2026 – Un batterio respiratorio comune, noto per causare polmonite e sinusite, potrebbe svolgere un ruolo significativo nella malattia di Alzheimer. Lo rivela uno studio innovativo condotto presso la Cedars-Sinai Health Sciences University di Los Angeles e pubblicato su Nature Communications. La ricerca apre nuovi scenari terapeutici incentrati sul trattamento delle infezioni croniche e dell’infiammazione cerebrale.
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Il legame tra Chlamydia pneumoniae e Alzheimer
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La ricerca guidata dalla professoressa Maya Koronyo-Hamaoui ha evidenziato che il batterio Chlamydia pneumoniae può persistere per anni nell’occhio e nel cervello, favorendo processi infiammatori che aggravano la neurodegenerazione tipica dell’Alzheimer. Analizzando il tessuto retinico di 104 individui con differenti gradi di deterioramento cognitivo, i ricercatori hanno riscontrato livelli significativamente più elevati del batterio nelle persone affette da Alzheimer rispetto a quelle con capacità cognitive normali.
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Inoltre, la presenza di Chlamydia pneumoniae è risultata correlata a danni cerebrali più severi e a un declino cognitivo accelerato, soprattutto nei soggetti portatori della variante genetica APOE4, nota per aumentare il rischio di sviluppare la malattia.
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Implicazioni terapeutiche e nuove prospettive di cura
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Gli esperimenti in vitro su cellule nervose umane e in vivo su modelli murini di Alzheimer hanno mostrato che l’infezione da Chlamydia pneumoniae intensifica l’infiammazione cerebrale, aumenta la morte neuronale e stimola la produzione di beta-amiloide, la proteina responsabile delle placche cerebrali caratteristiche della malattia.
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Questi risultati suggeriscono che affrontare l’infezione batterica e l’infiammazione cronica potrebbe rappresentare un nuovo approccio terapeutico per l’Alzheimer, includendo l’uso precoce di antibiotici e antinfiammatori mirati. Si tratta della prima evidenza scientifica che collega direttamente un’infezione batterica con il processo neurodegenerativo.
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Questa scoperta si inserisce in un più ampio contesto di ricerca sul ruolo del microbiota e delle infezioni croniche nell’insorgenza e nella progressione di malattie neurodegenerative, aprendo la strada a strategie innovative per la diagnosi precoce e il trattamento personalizzato dell’Alzheimer.
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L’articolo Studio Usa: un’infezione batterica comune favorirebbe infiammazione e neurodegenerazione nell’Alzheimer proviene da alanews | News, Ultime notizie, Video e Foto in tempo reale.
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