Sudan: le Forze di supporto rapido attribuiscono all’esercito la responsabilità dell’attacco a Tina

Le Forze di supporto rapido (Rsf) hanno attribuito all’esercito sudanese la responsabilità dell’attacco sferrato nella città di Tina, in Ciad, tramite un drone, che ha causato la morte di civili. In un comunicato, le Rsf condannano con la massima fermezza “l’attacco terroristico sferrato da elementi dell’esercito della Fratellanza musulmana utilizzando droni nella città di Tiné, nella Repubblica del Ciad. Questo attacco costituisce una flagrante violazione della sovranità dello Stato del Ciad e una pericolosa escalation che riflette un approccio aggressivo transfrontaliero, che non rispetta né la sacralità della vita né il diritto internazionale”, si legge nel comunicato. “Non è la prima volta che i droni vengono utilizzati dall’esercito per colpire il territorio ciadiano, in una ripetuta violazione dei principi di buon vicinato e del rispetto della sovranità degli Stati”, conclude la dichiarazione. In precedenza le autorità del Ciad avevano attribuito alle Rsf la responsabilità del raid di un drone lanciato dal Sudan contro Tiné, città frontaliera del Ciad, in cui sono morte almeno 15 persone.

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Dopo le esplosioni, avvenute mercoledì sera, il presidente ciadiano Mahamat Idriss Déby ha convocato un Consiglio di difesa e sicurezza e ha ordinato all’esercito di “rispondere, a partire da questa sera, a qualsiasi attacco proveniente dal Sudan”. La presidenza ha confermato che l’ordine permanente di rappresaglia si applica a qualsiasi belligerante sudanese, citando specificamente sia le Forze armate sudanesi (Saf) del generale Abdel Fattah al Burhan, sia le Rsf guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo. Durante la riunione del consiglio, Deby ha espresso frustrazione per il fallimento dei tentativi di mediazione, osservando che, sebbene il Ciad abbia cercato di facilitare la pace, entrambe le fazioni in guerra hanno ignorato la diplomazia e scaricato il peso umanitario del conflitto sul Ciad. La presidenza ha inoltre accusato le forze sudanesi di tentare di destabilizzare il Ciad esportando conflitti intercomunitari. L’attacco con droni è coinciso con i violenti scontri militari di questa settimana nella strategica area di Tiné. L’esercito sudanese e i suoi alleati stanno combattendo per respingere i continui attacchi di terra delle Rsf, volti a conquistare la regione, che funge da vitale corridoio umanitario.

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Le autorità sudanesi di Port Sudan hanno spesso accusato N’Djamena di alimentare la guerra civile consentendo alle Rsf di utilizzare il territorio ciadiano per scopi logistici. Khartum sostiene che le armi provenienti dagli Emirati Arabi Uniti vengano consegnate attraverso gli aeroporti ciadiani, un’accusa che il Ciad ha sempre respinto. Deby ha inviato una delegazione governativa, composta anche dai ministri della Difesa e della sicurezza, nella regione di confine colpita per valutare le perdite umane e materiali causate dall’attacco. Un razzo lanciato dal Paese vicino alla fine di febbraio aveva già ucciso 15 militari e otto e civili nella città di confine. In corso dall’aprile del 2023, il conflitto in Sudan fra le due fazioni militari si sta progressivamente estendendo al Ciad. A fine febbraio il governo di N’Djamena ha deciso di chiudere il confine con il Sudan dopo “ripetute incursioni” da parte di gruppi armati ritenuti coinvolti nella guerra. Lungo 1.400 chilometri e situato in una regione desertica, il confine tra Ciad e Sudan è difficile da controllare. Il Darfur, vasta regione del Sudan occidentale al confine, è quasi interamente controllato dalle Rsf, che qui hanno rafforzato la loro presenza dalla conquista della città di El Fasher, avvenuta lo scorso ottobre. Lo scorso 21 febbraio le forze di Dagalo hanno annunciato la conquista della città sudanese di Tina, gemella di Tiné, in Ciad, da cui è separata solo dallo stretto letto di un fiume solitamente asciutto.

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