Uomo del mio tempo

“Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte, t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote della tortura. T’ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo”.

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I versi sono di Salvatore Quasimodo, il componimento poetico è “Uomo del mio tempo”. Era il 1946, all’indomani della guerra più catastrofica di tutte, mentre il mondo sperava illusoriamente in un “mai più”, in un tempo di progresso e di armonia.

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Per questo editoriale, provo ad aggiungere due strofe al Poeta, guardando alle contraddizioni del tempo presente, mentre il delirio di onnipotenza disegna insulse traiettorie di morte.

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“Sei ancora quello che sa uccidere, uomo del mio tempo. Non riesci a persuaderti che l’unica strada è la pace, che giova la vita, che vale solo l’amore”.

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Di più.

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“Accecato dal potere, mentre minacci pozioni atomiche, mentre uccidi creature e creato, uomo del mio tempo, non vedi e non senti il grido del mondo, bambini uccisi, fiori recisi.  Eppure, guarda più nel profondo: vuole esplodere la primavera della vita, anzi il fiore germoglia, vuole trionfare. Il cuore sassoso dell’uomo non lo soffochi più”.

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Nel cammino verso la Pasqua, non rinunciamo alla speranza, se il nostro cuore, come un ramo di mandorlo, segna l’ora di una nuova primavera dell’amore.

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