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L’origine di ogni popolo e delle grandi civiltà è quasi sempre legata all’acqua. Fiumi, sorgenti, laghi: attorno a queste vene della terra l’uomo ha costruito villaggi, comunità e identità. Anche la storia di Morgongiori, piccolo centro ai piedi del Monte Arci, sembra seguire questa legge antica.
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Il nostro racconto parte da Zimasi, una località che custodisce la memoria della prima casa costruita nel paese. Non è un caso che proprio qui sia nato il primo nucleo abitato: Zimasi era una sorgente straordinariamente ricca di acqua fresca, che sgorgava limpida da un dirupo formando una piccola cascata. L’acqua scendeva in un ampio giardino naturale dove crescevano agrumi, noccioli e noci secolari, tanto da sembrare un vero e proprio parco.
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Ancora oggi, tra la vegetazione, si possono osservare le mura in basalto della prima costruzione di Morgongiori. Sono pietre scure, robuste, provenienti dal complesso vulcanico del Monte Arci, la stessa roccia che per secoli ha modellato il paesaggio e l’architettura del territorio.
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La sorgente di tutti.
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Secondo le testimonianze più recenti tramandate oralmente, in origine il giardino e la sorgente erano di libero accesso per tutta la comunità. Gli abitanti potevano recarsi a Zimasi per raccogliere l’acqua e sostare all’ombra degli alberi.
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La situazione cambiò con l’introduzione della legge delle chiudende, che trasformò molte terre comunitarie in proprietà private. Anche Zimasi divenne possesso di “Su Sennori”, un ricco feudatario che fece circondare il parco da un muro.
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La popolazione reagì con forza. I racconti parlano di una vera e propria sommossa: gli abitanti abbatterono il muro di cinta e penetrarono nel parco per riappropriarsi dell’acqua che avevano sempre considerato un bene comune.
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Per placare gli animi fu costruita una fontana pubblica, ma non bastò a restituire serenità alla comunità. La sorgente continuava a rappresentare qualcosa di più di un semplice punto d’acqua: era un simbolo di appartenenza e di libertà.
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Alla fine si arrivò a un compromesso. I proprietari del parco permisero agli abitanti di attingere alla sorgente di Zimasi, a patto che ogni anfora riempita venisse compensata con un’altra presa dalla fontana pubblica. Un accordo singolare, che testimonia quanto fosse preziosa quell’acqua.
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La casa di Zimasi.
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La memoria della prima casa del paese vive soprattutto nei racconti di zia Maria, “de su Bixianu de Zimasi”.
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Secondo le sue parole, l’abitazione aveva un ingresso principale che conduceva all’“apposentu” (cucina), una stanza centrale della casa. Da qui partiva una scala di pietra che portava al piano superiore, il “sopariu”(solaio).
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Il soffitto era realizzato con canne legate tra loro, una tecnica tradizionale chiamata “cannizada” (copertura di canne che sostiene le tegole), semplice ma ingegnosa, capace di garantire freschezza e solidità alla struttura.
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Attorno alla casa si estendeva ancora il giardino che conservava l’impronta del parco originario. Questa atmosfera rimase intatta fino agli inizi degli anni Ottanta.
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Oggi, al posto degli antichi alberi, si trova una suggestiva distesa di pervinche che in primavera colora il terreno di viola.
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Dopo l’abbandono dei proprietari, la casa e il giardino sono stati affidati nel tempo a diversi custodi, che ne hanno preservato la memoria e l’aspetto.
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Tra storia e leggenda.
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A noi piace pensare che queste storie si intreccino con quelle raccontate da Sergio Atzeni nel suo romanzo Passavamo sulla terra leggeri, dove lo scrittore immagina le origini del popolo sardo sospese tra mito e memoria.
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“Forse”… non è solo leggenda”.
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Perché in fondo, come accade in tante civiltà, tutto sembra essere iniziato da lì: da una sorgente d’acqua fresca, da una casa costruita con pietre scure ai piedi di una montagna antica, da un giardino rigoglioso e da un custode del tempo.
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L’articolo Zimasi, dove nacque Morgongiori: storia della prima casa e di una sorgente contesa proviene da Sardegnagol.
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