Guerra Iran-Israele, torna lo spettro inflazione: bund ai massimi dal 2011

Inflazione negli Stati Uniti

Roma, 20 marzo 2026 – Lo spettro dell’inflazione legato alla guerra in Iran riporta il rendimento del bund decennale tedesco ai massimi dal 2011, segnando un aumento significativo nei mercati obbligazionari europei e statunitensi. La crisi geopolitica, connessa al conflitto tra Iran e Israele esploso nel 2025, alimenta le preoccupazioni di una persistente inflazione e di una possibile stretta monetaria da parte delle banche centrali.

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Rendimento del bund e impatto sui mercati obbligazionari

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Il rendimento del bund decennale tedesco è balzato al 3,03%, un livello che non si vedeva da oltre quindici anni, a seguito dello shock energetico generato dall’instabilità nella regione mediorientale. Tale scenario ha fatto crescere le attese di un aumento dei tassi di interesse per contrastare la pressione inflazionistica.

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Parallelamente, anche il mercato statunitense registra un’impennata dei rendimenti: il treasury decennale ha raggiunto il 4,36%, spinto dalla revisione al rialzo delle probabilità di un incremento dei tassi Fed nel 2026, ora valutata al 50%, rispetto alle precedenti aspettative di un taglio.

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Nell’area euro, i mercati finanziari anticipano tre possibili rialzi dei tassi nel corso del 2026, secondo i tassi swap. Di conseguenza, lo spread tra il Btp italiano e il bund tedesco è salito oltre i 91 punti base, il massimo dal giugno 2025, con il rendimento del titolo decennale italiano che si attesta al 3,93%, livello più alto da dicembre 2024.

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Il contesto geopolitico e l’inflazione

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Il conflitto tra Iran e Israele, noto come guerra dei Dodici Giorni nel giugno 2025 e la successiva ripresa delle ostilità nel febbraio 2026, ha destabilizzato l’area mediorientale, in particolare per il blocco e il rischio di interruzioni nel traffico dello Stretto di Hormuz, fondamentale per le forniture energetiche globali.

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Le tensioni hanno causato un aumento dei costi energetici, alimentando così il rischio inflazionistico globale che spinge le banche centrali, a partire dalla Federal Reserve e dalla Banca Centrale Europea, a considerare misure restrittive per contenere le pressioni sui prezzi.

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In questo quadro, gli investitori si mostrano cauti e preferiscono titoli con rendimenti più elevati, riflettendo l’incertezza geopolitica e le aspettative di un ciclo monetario più aggressivo nel 2026.

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