Mattarella: “Le fondamenta dell’Ue non cederanno agli attacchi di chi vorrebbe smantellarla”

Dal nostro inviato a Salamanca – E’ iniziata presso il palazzo delle Scuole Maggiori, sede storica dell’Università di Salamanca, la cerimonia di conferimento dell’onorificenza di dottore honoris causa al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A presidente la cerimonia è il sovrano di Spagna, Re Felipe VI. Il Protocollo prevede, dopo il corteo iniziale, l’apertura ufficiale da parte di re Felipe IV, la laudatio del professore emerito Università di Salamanca Vicente Gonzales Martin e la lectio magistralis del capo dello Stato.

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“Senza la Spagna e l’Italia non si può comprendere l’Europa. Le Università di Napoli, Salamanca, Bologna, Valladolid non furono realtà isolate ma nodi di un sistema sovranazionale di circolazione di docenti e studenti, nella comune lingua latina, contribuendo alla diffusione di valori condivisi: l’idea di una razionalità ordinatrice, il primato del diritto, la centralità della riflessione teologica e filosofica, il riconoscimento di un sapere strutturato secondo metodi rigorosi come la lectio e la disputatio”, ha detto Mattarella.

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“Si può rinvenire un contributo rilevante alla formazione della cultura europea come la conosciamo oggi. In essa, infatti, le relazioni tra Spagna e Italia rappresentano uno degli assi portanti. Lungo un arco temporale che si estende dall’antichità romana fino all’età contemporanea, i nostri Paesi hanno condiviso strutture istituzionali, modelli culturali e dinamiche politiche che ne hanno profondamente influenzato la rispettiva evoluzione storica. Una relazione profonda, che ha inciso, al di là del rapporto tra gli Stati, sulle società dei nostri popoli, nelle quali dimensioni politiche, culturali, religiose e intellettuali si sono costantemente intrecciate e vicendevolmente influenzate”, ha spiegato il presidente.

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Il contesto internazionale

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“In questi ultimi anni assistiamo a progressivi atti di erosione del divieto di muovere guerra nelle contese internazionali”, ha detto Mattarella a proposito del contesto internazionale. “L’Europa trova il suo fondamento nella dignità umana, nella solidarietà, nei valori civili. Si tratta di pilastri solidi, con radici profonde, cementati da secoli di pensiero illuminato e da un’etica condivisa”.

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Il presidente ha citato poi Maria Zambrano: “Come scrisse, ‘La nostra anima è attraversata da sedimenti di secoli, le radici sono più grandi dei rami che vedono la luce’. In queste fondamenta abbiamo fiducia: non cederanno agli attacchi di quanti vorrebbero smantellare la costruzione europea”.

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“Dobbiamo ritrovare l’ambizione dei leader che – ha continuato – nel 1951, nel preambolo del Trattato della Comunità del carbone e dell’acciaio, posero queste parole: ‘Convinti che il contributo che un’Europa organizzata e viva può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche’. Un’Europa dunque nucleo indispensabile per il mantenimento di quelle relazioni pacifiche che sei anni prima la Carta di San Francisco aveva messo al centro della missione identitaria delle Nazioni Unite”.

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“L’ordine internazionale è, per sua natura, dinamico, nuovi protagonisti si affacciano, nuove sfide si presentano. Cosa può fare l’Europa a fronte della recessione del modello cooperativo multilaterale nella gestione dei rapporti tra gli Stati? Accettare che esso venga soppiantato da una visione contrattualistica fondata sulla competizione? Tocca all’Europa saper dire di no. Dire di no all’ampliamento dei conflitti, a una perenne instabilità, con la moltiplicazione dei fronti di crisi”.

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Le guerre in Iran e Ucraina

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C’è una moltiplicazione dei conflitti, ha spiegato Mattarella, “come dimostrano le drammatiche vicende che, a partire dal sanguinoso attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, vedono oggi Iran, Libano, l’intera regione medio-orientale e del Golfo, al centro di un arco di crisi di cui non si intravede lo sbocco, con gravissime conseguenze sulle popolazioni”.

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“Dall’assalto russo all’Ucraina in poi si è intensificata la convinzione che l’aggressione possa essere regolarmente praticata nei rapporti internazionali. Ne conseguirebbe il venir meno di attenzione e di impegno verso le vere crisi che affliggono le popolazioni mondiali: quella climatica, da cui dipendono fenomeni migratori importanti; quella alimentare, quella energetica, quella demografica, quella sanitaria. Le politiche di trasferimento di aiuti tendono a impoverirsi, con incremento delle spese militari. Anche su questi fronti si giocano valori cari all’esperienza europea come la dignità della persona e la sua libertà”.

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Le Nazioni Unite

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Sulle Nazioni Unite, Mattarella ha detto: “Sono nate per sottrarre ai singoli Stati – non importa quanto potenti – le decisioni fondamentali su pace e sicurezza, immaginando così una nuova stagione del diritto internazionale fondata su tre pilastri: il divieto dell’uso della forza; il principio di sovrana eguaglianza degli Stati; la promozione universale dei diritti umani. In cui pace e diritti umani non costituiscono ambiti distinti, bensì dimensioni complementari di un progetto normativo volto a superare la logica del sistema westfaliano. La pace insomma non coincide con qualsiasi equilibrio ma si realizza in presenza di condizioni di giustizia e di inclusione”.

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“La frequenza di violazioni sistematiche dei diritti umani, favorite dal tentativo di rendere marginali le Nazioni Unite, affievolisce l’efficacia dell’ordine internazionale e dei suoi principi. Una condizione – ha continuato Mattarella – che ha finito per favorire l’attuale controtendenza, rispetto allo spirito di San Francisco, e che vede il riemergere di una insofferenza crescente rispetto alle regole pattuite e agli impegni che ne derivano, liberamente sottoscritti dagli Stati. Questo avviene in nome di un presunto sovranismo assoluto, che si manifesta immemore di dove possa condurre il Leviatano invocato da Hobbes”.

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Per il presidente, “la sistematica inosservanza quando non la aperta violazione della Carta delle Nazioni Unite, l’abbandono delle organizzazioni settoriali operative del sistema onusiano, lo smantellamento del sistema del controllo degli armamenti, la delegittimazione delle Corti, sono tutti fenomeni che vanno nella medesima sconfortante direzione. Ne deriva un vuoto, una arbitraria ‘terra di nessuno’, ambito per ingiustificate scorrerie – in una sorta di rincorsa a rinnovate conquiste, espansioni commerciali, creazione di presunte fasce e aree di sicurezza, con un processo che va a gravare pesantemente sui Paesi e sui popoli più poveri e meno fortunati”.

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