Referendum: chi sono i comitati per il No e perché sono contrari alla riforma sulla giustizia

Mancano pochi giorni all’apertura delle urne per il referendum sulla giustizia ed i comitati per il ‘no’ si preparano agli ultimi eventi per convincere i cittadini della bontà delle ragioni per cui è giusto bloccare la modifica della Costituzione voluta dal centrodestra di governo. Ma nella galassia di chi si oppone alla riforma Nordio, le anime e le posizioni sono variegate, tanto da non poter parlare di un unico comitato ma di tante realtà, senza un vero coordinamento unitario. A cominciare dalla opposizioni, da Giuseppe Conte a Elly Schlein, compatte nel dire ‘no’ ma che hanno condotto campagne referendarie distinte, per poi, di fatto, ritrovarsi in quello che è forse il comitato di maggiore peso, “Società civile per il no al referendum costituzionale”, promosso in particolare dal Cgil di Maurizio Landini. Presidente ne è Giovanni Bachelet, ex deputato del Partito democratico e figlio di Vittorio Bachelet, giurista ex vice presidente del Consiglio superiore della magistratura ucciso dalle Brigate rosse nel 1980. Al comitato, fra gli altri, hanno aderito anche Cgil, Acli, Anpi, Arci, Libera, Articolo 21 e varie associazioni studentesche. Bisogna votare No “innanzitutto per difendere e realizzare la nostra Costituzione, perché siamo in presenza di un tentativo esplicito di mettere in discussione l’indipendenza e l’autonomia della magistratura e siamo in una fase esplicita di un rischio di un nuovo livello di autoritarismo”, ha spiegato Landini nel corso dell’ultimo evento elettorale.

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Fra gli altri comitati molto attivi in queste settimane di campagna elettorale c’è anche “Giusto dire ‘no’” promosso dall’Associazione nazionale magistrati, fra le realtà più avverse alla riforma e guidata da Enrico Grosso, professore di Diritto costituzionale all’Università di Torino. Fra i costituenti compare anche il presidente dell’Anm, Cesare Parodi. “E’ un no a difesa della Costituzione, a difesa soprattutto dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Perché solo un giudice veramente libero e indipendente è in grado di assicurare quello che è il principio fondamentale di qualsiasi regime democratico” ha sottolineato nel corso di un incontro per il No. Sempre sul fronte della magistratura, è stato molto criticato il procuratore Nicola Gratteri, le cui dichiarazioni sul fatto che per il “sì” avrebbero votato criminali e mafiosi ha aperto un aspro confronto in particolare con il ministro Nordio. Esiste poi il comitato “Avvocati per il ‘no’”, che fra i primi sostenitori può annoverare l’avvocato Franco Coppi. Principe del foro di Roma, in passato avvocato anche di Silvio Berlusconi, il giurista è diventato nelle scorse settimane uno dei volti della campagna referendaria. Infine, fra le realtà nazionali, c’è da citare  il “Comitato per il ’no’ sociale”, promosso soprattutto Potere al Popolo e Unione sindacale di base.

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Venendo nel merito delle obiezioni che i comitati del “no” utilizzano per spiegare le proprie ragioni, vi è innanzitutto l’idea che se approvata la riforma minerebbe l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, modificando natura e attribuzioni dei nuovi Consigli superiori della magistratura. In questo modo, viene spiegato, “si altera profondamente l’equilibrio tra poteri disegnato dalla nostra Costituzione”, innanzitutto togliendo ai magistrati la possibilità di eleggere i propri rappresentanti, che saranno scelti per sorteggio. Inoltre la riforma “crea un pesante squilibrio tra componenti ‘togati’ e ‘laici’ di nomina politica: i togati selezionati con sorteggio puro, i ‘laici’ che invece saranno sorteggiati all’interno di una lista preselezionata di eletti in Parlamento. Inoltre, secondo i comitati per il “no” di fatto la riforma “non fa nulla per affrontare le vere emergenze e i molti mali che affliggono la giustizia italiana. Di fatto – la tesi – non risolve i problemi”.

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