A lanciare l’ultimo miglio della campagna per il “Sì” al referendum sulla giustizia è in questi giorni la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che si è spesa personalmente per sostenere la riforma voluta dal governo. Come lei anche gli altri leader del centrodestra, a cominciare da Antonio Tajani, Matteo Salvini e lo stesso Guardasigilli Carlo Nordio, ormai presenza fissa ad eventi e gazebo organizzati dai numerosi comitati per il “Sì”. Tante, infatti, sono le realtà sorte, più o meno su ispirazione politica, per sostenere le tesi della riforma Nordio, a cominciare dalla separazione delle carriere e l’elezione tramite sorteggio dei componenti dei due nuovi Consigli superiori della magistratura, da sempre a cuore al centrodestra. Il comitato più rappresentativo e forse più “politico” è senza dubbio “Comitato Sì riforma”, che nei giorni scorsi ha ospitato l’intervento della premier. Presieduto da Nicolò Zanon, giurista torinese ex vicepresidente della Corte Costituzionale, il comitato può contare sulle capacità mediatiche e comunicative del suo portavoce, l’ex direttore del Giornale, Alessandro Sallusti. “Il vero motore immobile di questa campagna è l’Associazione nazionale dei magistrati, che difende il proprio potere. Infatti, il focus della loro polemica non è tanto la separazione delle carriere, sulla quale bene o male ci si sarebbe potuti intendere, ma è il sorteggio dei componenti degli organi di governo autonomo – ha affermato il presidente Zanon -. Perché con il sorteggio l’Anm perderebbe il proprio potere in seno al Consiglio Superiore, sul quale ha contato in questi decenni. Questo è il vero tema. Quindi la difesa non è della Costituzione, ma del potere dell’Anm”, ha spiegato ribadendo più volte come non ci sia intenzione di “fare aggressioni nei confronti della magistratura”, né “di modificare gli equilibri istituzionali che riguardano i rapporti fra i poteri”.
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Vicino alle tesi di Forza Italia, partito che più di altri ha rivendicato la paternità della riforma, è il comitato “Cittadini per il Sì” presieduto da Francesca Scopelliti. Non un nome qualsiasi, poiché compagna dello scomparso Enzo Tortora, noto alle cronache anche per il caso di mala giustizia che lo vide coinvolto e che sconvolse l’opinione pubblica. “Enzo prima di morire – ha sottolineato la presidente Scopelliti – mi ha affidato la sua battaglia per una giustizia giusta. Questo referendum è un momento inaspettato e desiderato e voglio che vinca il ‘sì’ proprio per fare un regalo ad Enzo. E’ una battaglia per lui”. Fra i testimonial un altro volto noto che in passato ha avuto a che fare con la giustizia: è Giuseppe Signori, calciatore che dopo 10 anni di processo è stato assolto da accuse legate al calcio scommesse. Molto attivo in televisione e nei tanti eventi di campagna referendaria è poi il presidente del comitato “Sì separa”, che già dal nome lascia intendere la battaglia in favore della separazione delle carriere. Fra i fondatori compaiono personalità variegate come il presidente di +Europa e dei radicali, Matteo Hallissey, e soprattutto l’ex ministro, Antonio di Pietro. Il magistrato di “mani pulite”, si è speso tanto per sostenere le ragioni del “sì”, a cominciare dal fatto che “il lavoro dei magistrati e dei giudici resterà garantito e autonomo com’è adesso, però la riforma limiterà il peso delle correnti ideologiche all’interno della giustizia”.
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Due poi i comitati sorti su iniziativa di avvocati: “Sì è giusto”, promosso dall’Unione delle Camere penali, e “Avvocati uniti per il sì”. Fra le tante realtà a sostegno della riforma ne compare poi una dichiaratamente di altra cultura politica rispetto al centrodestra e comunque avversa al governo. Il comitato “La sinistra che vota sì” è infatti animato da personalità legate alla sinistra, fra cui spicca Augusto Barbera, a lungo parlamentare del Partito comunista italiano e già presidente della Corte costituzionale. Seppur con argomentazioni e toni differenti, i tanti comitati schierati per il “sì” portano come baluardo delle loro tesi la bontà della separazione delle carriere, per liberare “la magistratura dal controllo delle correnti”. La riforma- spiegano dai vari comitati – mette in Costituzione la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, per garantire al cittadino un giudice imparziale e un pubblico ministero forte e autonomo”. È una scelta di “civiltà istituzionale, pensata per restituire fiducia nella giustizia senza indebolire l’azione penale”. Inoltre, dalla creazione di due Consigli superiori della magistratura distinti, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, ne deriva un rafforzamento dell’autonomia interna dei due organi. Infine, non per importanza secondo i promotori, “finalmente” verrà messo un freno al potere delle correnti, tramite il sorteggio entro elenchi qualificati per la composizione dei due Consigli superiori: la componente laica nascerà da una rosa di professori di diritto e avvocati che il Parlamento individua in seduta comune; la componente togata sarà estratta tra i magistrati delle rispettive carriere. “Non è arbitrio, ma una tecnica costituzionale per rendere gli incarichi meno prevedibili e quindi meno condizionabili, mantenendo alto il profilo di competenza”.
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L’articolo Referendum: chi sono i comitati per il Sì e perché sono a favore della riforma sulla giustizia proviene da Agenzia Nova.
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