Sfratto Palmieri, Alberto Zanni: “Serve un percorso di uscita. Acer e Fondazione Abitare Bologna si devono muovere subito”

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Palmieri, insegnante di religione ad Anzola, padre di cinque figli, vive da quindici anni in un appartamento a Villa Pallavicini, senza canone ma con il pagamento delle spese, nell’ambito di una convenzione con la Fondazione Gesù Divino Operaio, realtà storica del welfare cittadino. Da oltre un anno e mezzo gli è stato chiesto di lasciare l’alloggio, l’accordo non è stato rinnovato e si è ora arrivati allo sfratto.

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La domanda ERP della famiglia risale al 2019 e non è stata aggiornata nel tempo, nella convinzione di poter trovare una soluzione alternativa all’interno del contesto in cui vivevano. Un elemento che, secondo Alberto Zanni, presidente di Confabitare e candidato sindaco con “Una Nuova Bologna”, va chiarito. Anche con un aggiornamento della domanda, tuttavia, difficilmente la situazione sarebbe cambiata in tempi utili, considerando la posizione molto arretrata in graduatoria e il numero limitato di assegnazioni annuali.

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“Ci troviamo davanti a una famiglia che per quindici anni ha avuto una casa senza pagare un canone. Un’opportunità importante, che deve essere utilizzata come un passaggio e non come una condizione definitiva. Chi entra in questi alloggi deve mettersi nelle condizioni di uscirne – afferma Zanni – per lasciare spazio ad altri che ne hanno bisogno. Le fondazioni fanno una parte importante: aiutano e danno risposte dove il pubblico non arriva, ma non possono diventare una soluzione permanente. Il loro ruolo è accompagnare, non sostituire il sistema”.

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“Allo stesso tempo – prosegue Zanni – non si può interrompere tutto senza costruire un’uscita. In una città che funziona non si arriva allo sfratto senza sapere dove si va dopo. È responsabilità del Comune, insieme ai soggetti che operano nel sistema pubblico abitativo, a partire da Acer e Fondazione Abitare Bologna, garantire questi passaggi. Oggi questo non accade e il risultato è che una famiglia con cinque figli e uno sfratto non ha un’alternativa concreta”.

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“Per questo – aggiunge Zanni – abbiamo deciso di attivare da subito una ricerca tra i 6.000 associati di Confabitare e nella rete CoopAbitare per individuare proprietari disponibili a locare il proprio appartamento a Palmieri. Si tratta di un intervento per evitare che la famiglia resti senza un tetto”.

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Il caso, sottolinea Zanni, apre anche un tema più ampio, già al centro del programma di Una Nuova Bologna: “Stiamo lavorando a un censimento del patrimonio immobiliare legato al welfare, dalle cooperative del terzo settore agli enti partecipati, fino agli immobili che usufruiscono di particolari agevolazioni. Dobbiamo sapere quanti sono, come vengono assegnati, a chi e a quali condizioni. Perché troppo spesso case nate per aiutare restano fuori da un controllo pubblico reale”.

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